Di sana e robusta Costituzione

costituzioneQualche volta, da ragazzino, mi capitava di parlare di politica con papà. Quasi sempre si finiva a parlare della grande guerra che lui ben ricordava, in particolare della sua fine e della nascita della Repubblica. All’epoca di queste chiacchierate in Italia imperava la DC, a sinistra c’era il PCI e a destra il MSI e poi tutta una serie di partiti minori. Il PSI di Craxi era ancora lontano. Spesso gli chiedevo di raccontarmi del fascismo e lui mi rispondeva sempre che era come vivere sotto una cappa dove uno decideva per tutti e, se non eri d’accordo, diventavi un nemico.

Poi c’erano i racconti degli americani a Napoli, la ricostruzione, la nascita della Repubblica e tutto quel che venne dopo, fino alle mitiche tribune elettorali trasmesse dalla Rai con Giulio, Giorgio e soprattutto Enrico. Quelli erano gli anni del golpe il Cile, della questione morale, di Antelope Cobbler e dello scandalo Lockheed. Moro era ancora vivo, gli anni di piombo stavano per cominciare, mentre su piazza Fontana ancora si brancolava nel buio.

Erano i miei anni ’70, l’Italia era un paese ancora giovane. Con il senno di poi direi governato da una classe politica fatta da uomini che ancora avevano in testa la monarchia, la guerra ed il fascismo, che vivevano all’ombra della contrapposizione tra Stati Uniti d’America contro Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e che, con rare eccezioni, avevano la lungimiranza di un branco di talpe.

Una cosa era tuttavia certa, l’Italia era un paese di sana e robusta Costituzione. Impiegarono un anno per scriverla, entrò in vigore i primo gennaio del 1948. Realizzata dall’assemblea costituente che conteneva in se tutte le scuole di pensiero politico del dopoguerra secondo rappresentatività, fu ed è ancora, “la principale fonte del diritto repubblicano, cioè quella dalla quale gerarchicamente dipendono tutte le altre. La Costituzione italiana è una costituzione scritta, rigida, lunga, votata, compromissoria, laica, democratica e programmatica.” (fonte Wikipedia n.d.r.)

Se ne avete voglia andate a curiosare tra i nomi degli uomini che contribuirono alla sua scrittura.

Dunque ricapitoliamo: la Costituzione è l’anima di una nazione, un dittatore è uno che vuole fare tutto da solo, un colpo di stato una azione di forza con cui si instaura un regime totalitario che, tipicamente, è governato secondo il pensiero unico ed indiscutibile di un duce. Costituzione e regime totalitario insieme non funzionano. Tipicamente un dittatore, appena insediato, la prima cosa che fa, è sospendere la Costituzione.

Oggi la questione è che c’è un gruppo di persone che ritiene che la nostra Costituzione si è fatta vecchia ed è necessaria aggiornarla. Esiste una proposta di legge a nome Renzi-Boschi che vuole modificarla e che dovrebbe passare il vaglio di un referendum popolare. Dico dovrebbe perché, mentre la campagna elettorale dei SI contro i NO è gia partita in tutte le piazze d’Italia, mediatiche e fisiche, ancora non si conosce la data della consultazione popolare.

Perché aggiornarla mi chiedo e perché questa urgenza proprio adesso ? Ed ancora: ma la nostra, non era la più bella costituzione del mondo ? Ricordo ancora la spettacolare lettura che ne fece Roberto Benigni in occasione dei 70 anni della Repubblica. Avete voglia di rivederlo ? Dura un po’, un’ora e 47 ed alla fine ne saprete un po’ di più e, probabilmente, vi chiederete: Robè, ma come fai sa sostenere la riforma di Renzi ? Ma questa è un’altra storia, procediamo con ordine.

Non sono un costituzionalista, neanche un giurista, so solo leggere e scrivere, e la briga di leggere il testo attuale e le variazioni che si vorrebbero apportare in futuro me la sono presa.

Per come la vedo io, ho molti dubbi sulla bontà della riforma e sulle intenzioni dei riformatori. Prima di tutto, credo che il grado di democrazia di un paese lo si riconosce da due cose: il modo di votare e la libertà di stampa. Su entrambi gli argomenti in Italia siamo deficitari assai. Mi chiedo con quale ardire si possa anche solo pensare metter mano alla madre di tutte le leggi se prima non si risolvono questi due nodi.

Correggetemi se sbaglio, è un po’ che in cabina elettorale non riesco ad esprimere compiutamente il mio voto. Al massimo, secondo quanto previsto da una legge elettorale chiamata tragicamente “porcellum”, riesco solo a votare su delle linee programmatiche stabilite dai partiti, rappresentate da liste di nomi di candidati nominati dagli stessi. Posso dire da che parte sto, ma sui nomi di chi dovrebbe rappresentarmi non mi posso esprimere. Non sarà un caso se sembra, anzi è certo, che questo “porcellum” non rispetti proprio il dettato costituzionale e che anche i signori che attualmente sono al governo, eletti con il medesimo, non dovrebbero essere dove sono. E’ dal 2005 che va avanti questa storia che non si possono esprimere le preferenze. Papà me lo raccontava: quando c’era il fascismo potevi votare ma dovevi votare chi dicevano loro. Dunque questa storia delle preferenze è roba vecchia e puzza di regime. Non sarebbe il caso di risolverla prima di interrogarsi sulla Costituzione ? Direi di si e quindi son già pronto a dire NO a questa riforma.

E’ un trucco ? E’ come se partecipassi ad un gioco e non riuscendo ad imporre la mia supremazia, pensate ad esempio al Risiko, invece di cambiare tattica e strategia mi invento di riscrivere le regole del gioco a mio uso e consumo. Perché ? Ed in quale scenario politico-culturale poi ?

Brutte notizie: secondo quanto riportato da Reporters Sans Frontiers ad aprile di quest’anno, l’Italia è al 77° posto su 180 in quanto a libertà di stampa, ultimo tra i paesi della Unione Europea. Prima di noi Costa Rica e Jamaica. E si, perché anche la questione del sistema radiotelevisivo è in sospeso da tempo e nessuno ci ha messo mano dal 2005. Ricordate ? Legge Gasparri, governo Berlusconi, quello delle reti Mediaset, quello del conflitto d’interessi, altro argomento spinosissimo mai affrontato. E della carta stampata e dell’editoria online che vogliamo dire ? Ogni giornale ha il suo editore/padrone, qualche pensiero indipendente lo si trova raramente. I Montanelli, i Biagi, i Zavoli non ci sono più da un po’ anche se qualche bella penna in Italia ancora scrive.

Dunque mettiamola così: abbiamo un governo sulla cui legittimità c’è da discutere, non eletto ma nominato da un presidente della Repubblica comunista di nascita ma con un finale di carriera assai democratico cristiano vecchio stile. Abitiamo in un paese in cui sono rare le tracce di libero pensiero, la corruzione è ancora alta, non si possono esprimere preferenze quando si vota (eccezion fatta per i sindaci e le amministrazioni locali n.d.r.), facciamo fatica a stare in Europa, questioni importanti come quella del Monte Paschi di Siena ed altre sono irrisolte e ci vogliamo mettere a discutere della Carta Costituzionale dei padri fondatori della Repubblica ? Ed a chi dovremmo affidarci ? A Maria Elena Boschi e Matteo Renzi ? Scusate, non ho ancora iniziato a leggere il testo della riforma ma, in questo contesto, mi sento ancora fortemente orientato verso il NO. NO, perché la mia Costituzione è sana e robusta, garantisce i miei diritti e la mia libertà e continuerà a garantirli anche quando questa classe politica sarà passata.

La classe politica: parliamone. La Costituzione è stata scritta sulle macerie della seconda guerra mondiale, dopo vent’anni di dittatura, dal confronto tra le diverse anime di una nazione che voleva essere libera ed era affamata da democrazia.

Riepiloghiamo la situazione attuale. I padri revisori sarebbero dei non eletti che fanno parte, iniziando da destra: di un partito anti europeista, xenofobo e restauratore che vanno a braccetto con uno sparuto gruppetto in nostalgici del Benito nazionale. Spostandosi verso il centro ci sono i fascisti liberisti orfani di Berlusconi, il quale, tra gli ultimi atti della sua carriera politica ha stretto un patto (il Nazzareno, quando la realtà supera la fantasia n.d.r.) con Renzi che è di costituzione un democraticocristiano vecchi stampo ma che si trova (perché ? n.d.r.) a capo del PD e delle ceneri del Pci, Ulivo, Margherita, Bolognina. Uno che spesso e volentieri palesa insofferenza alle regole del nostro ordinamento giuridico, usa i media con la maturità di un bambino e non disdegna si sparare fesserie a raffica e gira sempre scortatissimo da mille manganelli. Ancora più a sinistra ci sono i 5 stelle con tutte le loro contraddizioni e che ancora non hanno capito la differenza che c’è tra il governo di un paese ed una campagna pubblicitaria ed in fondo a tutto qualche vecchio comunista. Vogliamo affidare la Costituzione a questi personaggi ? Io credo che non sia proprio il caso e per questo, se mai sarà, voterò decisamente NO.

Va beh, entriamo nel merito della questione. Questa è la nostra Carta Costituzionale e questa è la riforma tanto agognata dal nostro attuale presidente del consiglio e dai suoi sodali tra cui, osservo con orrore, c’è un certo Denis Verdini.

Quello che mi salta subito all’occhio è che il bicameralismo perfetto o paritario che garantisce il mantenimento dell’equilibrio democratico della nazione va a farsi benedire. Rilevo che più volte la parola “parlamento” viene sostituita da “camera” ovvero, dove c’è un meccanismo di controllo reciproco, ci sarà l’assoluta autonomia dei deputati che saranno sempre dei nominati di partito, considerato che di restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti non se ne parla. Scusate, viene da chiedersi, ma per anni abbiamo sottolineato l’importanza del bicameralismo come garanzia di democrazia ed ora ? Non serve più ?

Inquietante ed esemplificativo l’articolo 17 della riforma. L’articolo 78 della Costituzione è sostituito dal seguente: «La camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al governo i poteri necessari». Nel testo attuale sono le camere a decidere se si va in guerra, ovvero esiste un peso ed un contrappeso. Se passerà la riforma niente più cintura di sicurezza contro eventuali deliri da imperialismo o crociate da sacro impero. Ricordate tutti la fesseria di Benito che sognava di sedersi al tavolo dei vincitori ? Ci volessimo ritrovare ancora nella medesima situazione ? NO, grazie.

Passando ad altro argomento: cosa è il senato delle autonomie locali e perché ai nuovi senatori si riconosce l’immunità quando è noto che è nelle istituzioni locali che si ritrovano maggiormente casi di corruzione ? Come li vogliamo questi senatori, corrotti e impunibili ? No no, non se ne parla proprio. Il senso dell’immunità del parlamentare è quello di garantirgli l’autonomia e l’indipendenza nel svolgimento del loro mandato. Se il senso del senato e le sue funzioni cambiano, perché il senatore che è anche un amministratore locale deve essere immune ?

Va beh, non voglio andare oltre, ci sono persone molto autorevoli che possono spiegare le peculiarità di questa riforma. Sono solo un semplice cittadino che osserva lo scenario politico e cerca di farsi un’idea precisa sul quesito referendario. Del resto mi permetto di  segnalarvi questo interessante articolo del Fatto Quotidiano.

A me, questa riforma, puzza. Puzza di colpettino di stato che una classe politica inconsistente vuol mettere in atto per consolidare la propria posizione dominante. Considerato che i carri armati per strada non si possono mettere, la sta prendendo alla larga. L’ho già detto: dopo un colpo di stato, la prima cosa che fa un regime, è sospendere la costituzione. Brutta storia.

Come direbbe un giudice da talent show: per me è un NO. Non è il momento giusto, non c’è la necessità, non sono le persone giuste, non è il testo giusto. Nella mia opinione non garantisce la democrazia, concentra sempre più potere in mano a poche persone non elette, non favorisce il dibattito politico e non snellisce il potere legislativo e che riduca i costi della politica è tutto da dimostrare. Priva artatamente e scientemente i cittadini della possibilità di proporre leggi di iniziativa popolare.  No Matteo e Maria Elena, per me è un NO.

P.S. Professò, anche in questa circostanza devo dire che avevate ragione. Anche in politica, Napoli, è una delle ultime speranze che rimangono agli italiani per un futuro migliore.

 

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