Il senso di una città per la legalità

LegalitàCome al solito guardo la tv, in particolare tg e notiziari vari, tenendo il volume a zero. Guardo solo le figure, come facevo da piccolo quando mi capitavano tra le mani libri troppo difficili da comprendere. Ora come allora cerco di capire, di cogliere un particolare, informazioni, impressioni, privandomi del frastuono di commenti ed opinioni che provengono da fonti incerte. Ancora una volta la tragica rappresentazione e’ finita, la bara e’ sotto terra. la chiesa ha chiuso il suo grande portone, le luci sono finalmente spente.

Nel piccolo schermo ho visto facce deformate dalla rabbia dire parole in una lingua sconnessa, tutte raccolte attorno alla ricerca ed alla affermazione di un unico valore: la legalità. Tutti la vogliono, la invocano, la chiedono e la pretendono. Nessuno e’ disposto a convivere con criminalità più o meno organizzate, sembriamo un popolo pronto a vivere una nuova vita. Cerco di seguire l’evento con attenzione e cogliere tutte le sfumature di quello che sta accadendo e mentre lo faccio, davanti alla telecamera, passa una grossa motocicletta con su un signore, in testa non ha il casco. Dietro di lui e’ seduto un bambino. Avrà sette o otto anni, è aggrappato alla schiena del centauro che guida la moto con tutte le sue forze, in testa non ha nulla a proteggerlo.

Questa scena mi ha colpito. Nel bel mezzo del coro che invocava invocava legalità e giustizia, una illegalità vissuta con tanta leggerezza sotto gli occhi di tutti. Come se fosse una cosa normale.

Provo a riflettere sulla questione principale: una città che chiede legalità. Credo, nella mia umile opinione, che ci sia un equivoco di fondo. Temo che sia diffusa la convinzione che la legalità altro non sia che un insieme di regole da osservare. Alcune pesanti, altre invece così piccole e leggere che se non si osservano nessuno ci fa caso, alle quali tutti, mediamente, dobbiamo sottostare. Certo poi ci sono i casi specifici, quelli particolari, le emergenze sociali, quelle economiche, che fanno si che il concetto di legalita’ diventi, come in un titolo di Camilleri, come l’acqua che assume la forma del suo contenitore.

E se il concetto di legalità diventa un elastico da tenedere o mollare a piacimento i cittadini che la vivono cosa diventano ? E’ legalità la compulsiva richiesta di sbattere il mostro in prima pagina ? Ma poi, mi chiedo, la legalità la si chiede o la si fa ? E se la legalità fosse un’altra cosa ? E se la legalità fosse, non un insieme di leggi da osservare, ma consapevolezza ? Consapevolezza che dove c’e’ comunità ci deve essere rispetto reciproco, tolleranza, solidrietà, ci deve essere un senso della vita in comune in cui tutti si devono poter riconoscere senza distinzioni ed emarginazioni.

Questa cosa, ma e’ ancora solo la mia opinione, traspare chiara dalla nostra Carta Costituzionale. C’è scritto in mille modi, C’è scritto che siamo tutti cittadini uguali e con pari dignità e che tutti abbiamo diritto alle stesse opportunità. C’è scritto che il nostro paese è il paese di tutti e non la terra di nessuno.

Solo dopo vengono le regole, le leggi e le norme grandi e piccole che tutti indistintamente siamo tenuti a rispettare per dare forma e concretezza a quel sentimento di legalità che tutti abbiamo e che invochiamo con forza ogni volta che si chiude una bara.

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Come si e’ arrivati a tutto questo ? Senza fare grossi discorsi e profonde analisi socio-politiche, che non sono assolutamente in grado di fare, direi che il virus del compromesso ha attaccato le nostre vite quotidiane molto, molto, molto tempo fa. In fondo ci vuole cosi’ poco, un amico che ti fa un favore, una fila saltata, una carta getteta per terra. Poi ci sono quelli che ci governano a dare il cattivo esempio e non parlo solo degli anni piu’ recenti. La politica nazionale ci ha da sempre (dis)educati al compromesso, allo scambio di favori, alla raccomandazione, al votare turandosi il naso, a stare sul carro di chi ti puo’ migliorare la vita alla faccia di tutti gli altri. Siamo alla commedia dell’arte quanto in tanti sostengono di essere disposti a tollerare un leader politico inquisito e colpevole tanto poi, novello duce, sa come governare il paese. Al netto di chi sostiene questa cosa per impiegatizia fedeltà alla maglia, o forse dovrei dire al partito, ho sentito tanta gente dire questa cosa con sincera convinzione. Questo, con tanti altri piccoli e grandi segnali, è la prova che in questo paese si è perso il senso della legalità intesa come cultura del vivere insieme. Le regole e le leggi ci possono anche essere e possono essere piu’ o meno efficaci, ma se nella gente manca il senso del vivere legale non servono a nulla perche’ ogni legge ha il suo inganno. E tutti lo abbiamo permesso, noi che adesso ci indigniamo all’ennesimo misfatto e reclamiamo giustizia.

E se questi sono gli esempi, non mi meraviglio che, giusto ieri sera, nel mio quartiere, guardando due giovani vigili urbani che elevavano multe ad automobilisti in sosta selvaggia, qualcuno abbia avuto a commentare sarcastico “ma cosa accade, ora a Napoli si fanno le multe ?” mentre qualcuno altro faceva contrappunto “ma mi sono fermato solo per cinque minuti, il tempo di un caffè”. Non sono sicuro di riuscire a trasmettervi il mio pensiero. mi sono spiegato ? Il problema non e’ la multa, il problema è l’indulgenza culturale che insiste nella testa di chi non riesce a vivere la legalità come stile di vita. Non meravigliamoci se poi dopo il codice della strada i cittadini trasgrediscono ad altri codici. E non meravigliamoci se i loro figli faranno al stessa cosa. Quante ironie abbiamo sentito sul significato del semaforo rosso a Napoli ? Quel semaforo si e’ trasformato, è diventato una mazzetta da elargire per ottenere un privilegio, voto di scambiato per una raccomandazione, un piccolo sopruso da infliggere a chi ci vive accanto per un nostro personalissimo ed iniquo tornaconto, è diventato un poliziotto che viene contestato mentre svolge il proprio dovere, un professionista che non rilascia fattura, un lavoratore che marca il cartellino ed abbandona il posto di lavoro.

Le regole le conosciamo tutti, è il loro profondo significato, il senso della loro esistenza che ci sfugge. E non venite a dirmi che e’ colpa della storia, perche’ la storia la abbiamo scritta noi o abbiamo lasciato che altri la scrivessero per noi mentre eravamo impegnati a fare altro.

Libertà è partecipazione cantava l’immortale poeta (Giorgio Gaber 1939 – 2003 n.d.r.) e, con umiltà, direi che anche la legalità lo è.

La città in cui vivo, Napoli, è una bandiera della legalità: negata, cancellata, pretesa, sbandierata, millantata, mortificata. Per anni me la hanno sbattuta in faccia come qualche cosa di irraggiungibile. Una città che non è stata terra di conquista solo per eserciti stranieri ma anche per mercenari locali. Partiti politici, boiari di stato, malavitosi e delinquenti di vario lignaggio tutti uniti a mantenere un sistema che aveva l’unico scopo di accumulare ricchezze economiche, mantenere il signoraggio politico, dispensare favori agli amici e mantenere i bacini elettorali. Ricordo un tempo lontano in cui una tessera della DC garantiva una raccomandazione ad un concorso e quella del PCI una casa dell’Istituto Casa Pololari. La mia è una città in cui la legalità è stata negata dall’alto, negata con accordi politici, negata dall’uso politicizzato delle sue risorse, negata dalla pervicace e costante mancanza di onestà intellettuale e politica di chi la governava. Facciamo un gioco: andiamo a ritroso nel tempo e facciamo l’appello, ricordiamo un po’ di nomi e assegnategli un punteggio da uno a dieci per il loro senso della legalità. Provate a ricordare un po’ di episodi: dalle funi d’oro del San Carlo agli scandali della ricostruzione del dopo terremoto. Dagli scandali della immondizia per strada ai fondi europei spesi i progetti mai portati  a termine ma, inspiegabilmente, terminati con i bilanci in rosso. Fate voi, io il giochino l’ho già fatto ed il risultato è stato desolante.

C’è speranza per il futuro ? Credo di si, a Napoli c’è qualche cosa di buono e di forte che sta crescendo. Ne sono sicuro perché si intensificano gli attacchi alla città da parte del vecchio potere che cambia faccia ma non vizio e appetito. Prima attacchi piccoli e vili come il commissariamento assolutamente inutile del teatro San Carlo, poi più sfacciati come la messa in discussione del piano di riequilibrio delle finanze della città. Mesi e mesi persi in chiacchiere inutili che non hanno portato nessun risultato positivo alla città se non quello di fornire agli oppositori dell’attuale amministrazione un piccolo pulpito dal quale sparare anatemi e dietrologie puntualmente smentite dalla Corte dei Conti. E come non parlare della eterna diatriba sui rifiuti ancora strumentalizzati ed usati per propagande politiche di vario genere a scapito dei napoletani. E come non parlare della bonifica di Bagnoli, piatto ricco, anzi ricchissimo, dal quale qualcuno, da quel che mi sembra di capire leggendo le cronache di questi giorni, non vuol mollare la presa espropriandolo alla sovranità della città.

Intanto, mentre infuria la battaglia politica, a raccontarla breve senza aggiungere e togliere, sono un po’ di anni che non si registrano scandali politici, storie di mazzette e la corruzione sembra aver cambiato casa. Non si registrano più accordi politici, non proliferano più consorzi e partecipate create per gestire emergenze più o meno urgenti, non si spendono più soldi a pioggia. Intanto la città pian piano si risveglia dal suo lungo letargo, i turisti tornano e sembra che Napoli non sia più neanche tra le città più pericolose del paese. Oramai Napoli è nel giro del turismo che conta ed in tanti, ma non tutti, sono felici di questo. Asia ha il suo bel contratto di servizio per la raccolta dei rifiuti e dello spazzamento delle strade e tutto sommato la situazione regge, la differenziata procede, il tutto fatti salvi i capricci dei centri di raccolta che, si mormora in giro, operando sotto la direzione di enti al di sopra del Comune, ogni tanto si divertono a bloccare i camion provenienti da Napoli con i conseguenti immaginabili disagi per la città.

C’è fermento tra i giovani cittadini che sono seguiti con particolare attenzione dall’amministrazione e tra strade rifatte, pista ciclabile, i lavori della metropolitana che si sono improvvisamente accelerati portando i treni fino a piazza Garibaldi, qualche autobus in più nonostante il capitolo trasporti pubblici (che non sono tutti sotto il controllo del Comune n.d.r.) resti tra i più delicati per i napoletani, Napoli sta lentamente assumendo un nuovo volto.

Bene, ne sono consapevole, ci sono moltissime persone che probabilmente non condivideranno le mie parole, anzi, mi daranno del pazzo e del visionario o del tifoso ultrà. Certo la strada del cambiamento è lunga e difficile, soprattutto se inizia dopo decenni di legalità negata. Perché è sempre di questo che stiamo parlando, di legalità. Mi va bene, tutti possono avere la loro opinione e chi vuole può non condividere l’operato dell’attuale amministrazione napoletana. Ogni giorno nelle pagine del noto social network leggo aspri confronti dialettici (di una noia mortale) tra sostenitori e detrattori. Però è vero che i cittadini sono in giro e sono desiderosi di difendere la loro città. Non credo che ci sia mai stato in città un periodo di uguale partecipazione dei cittadini alla vita della città e non credo che ci sia stata mai in città un’amministrazione così attenta all’ascolto.

Legalità, legalità ed ancora legalità. Se la legalità viene dall’alto arriverà anche negli angoli più reconditi della città e prenderà tutti come un virus. Arriverà anche a Scampia, a Secondigliano ed in tutti i luoghi simbolo del degrado cittadino. Le vele cadranno ed i delinquenti saranno solo delinquenti comuni. Niente sceneggiati televisivi ad evocarne le gesta e Gomorra tornerà ad essere solo un luogo biblico. La legalità non è una legge da somministrare con il manganello ed i carri armati, è uno stato dell’animo da diffondere con il buon esempio dei genitori verso i loro figli.

Va beh, come al solito mi sono dilungato più del dovuto. Se siete arrivati fino a questo punto vi giunga il mio ringraziamento per aver condiviso con pazienza i miei pensieri e naturalmente… scusate se esisto.

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