Muoversi in città.

Vivere una città è un argomento intimamente legato alla possibilità di movimento che la stessa offre. Ho vissuto le tre grandi città italiane, Milano, Roma e Napoli. Tutte e tre le ho viste attraverso il parabrezza dell’auto, dai finestrini dei mezzi pubblici e dalla sella della mia bicicletta.

IMG_0324-2Premesso che sono sempre stato un appassionato di biciclette, con la conseguenza che le mie valutazioni possono essere di parte, ritengo che vivere una città spostandosi con una bicicletta è la migliore delle soluzioni possibili. Pulita, (quasi sempre) maneggevole, ecologica, pratica. Certo detto così sembra tutte rose e fiori e non è così. Le città sono posti insidiosi, tra fondi stradali dissestati, traffico, automobili e moto. Le biciclette, nella loro semplicità sono dei mezzi meccanici e vanno scelte ed usate con sapienza. Per andare in bici ci vuole un po’ di esperienza ed una buona preparazione fisica. La mia prima bicicletta è stata una Graziella Carnielli, pieghevole, ruote da 20, freno a contropedale, nessun cambio, pesantissima. L’ho usata fino ai 13/14 anni con gli amici sotto casa, si gironzolava per il quartiere, niente di più. Poi verso i 25, complice il mio esperto amico Bob, erano gli anni di Roma, ho preso una mountain bike. Prima una Bianchi 26 con ammortizzatori anteriori, poi, dopo un incidente contro un auto, una Specialized Hard Rock. L’ho usata a Milano, a Roma, nelle campagne pistoiesi, per strade abruzzesi e, naturalmente, sulle strade di Napoli. Una mountain bike a Napoli è l’ideale, salite e discese, pavè, strade dissestate, traffico isterico. Per questo, alla fine, l’uso che ne facevo era solo quello della passeggiata domenicale, la mattina presto, magari in compagnia di amici. Due problemi: ingombrante da tenere in casa, difficile da accoppiare all’uso di mezzi pubblici. Negli ultimi anni la Specialized Hard Rock ha fatto bella mostra di se in casa, come un cimelio di gloriosi tempi andati, poi è finita ricoverata in veranda a casa di mamma. Unici utilizzi durante l’estate. In estate una bella bici è indispensabile.

Mi era quasi uscita di mente, dimenticata ed in via di disfacimento. Poi qualche settimana fa viene a casa l’insegnate d’inglese di mio figlio, un simpatico americano sulla cinquantina, e introduce una specie di carrellino a due ruote. Era una bici pieghevole. Bellissima, ruote piccole da 12, cambio a 8 rapporti, una Jab Avenue. Mi ha raccontato che era andato a Mergellina a vedere le gare della Coppa America, poi aveva raggiunto la funicolare centrale ed era venuto da noi. Fantastico, mi si è aperto un mondo.

Ho trascorso tre settimane a fare ricerche su internet, sulle bici pieghevoli, sul trasporto intemodale, sulla possibilità di muoversi in città con un approccio diverso. Ho valutato pro e contro. Le bici pieghevoli sono delle normali biciclette da passeggio che hanno la possibilità di poter essere ripiegate per essere riposte in auto, per salire su di un autobus affollato, per andare in metrò.

Quelle di Decathlon le ho viste e scartate subito. Sono tre i produttori principali di bici pieghevoli pensate per il trasporto intermodale: l’inglese Brompton, la Dahon e la Tern. Le Brompton sono eleganti, care e fragili. Le Dahon sono belle. Alla fine ho deciso per una Tern, sono delle Dahon migliorate nei materiali e nelle soluzioni tecniche. Ho scelto il modello Link D8, ruote da 20, cambio a 8 velocità con deragliatore a basso profilo, le cerniere sono le più evolute sul mercato. Peso totale: circa 11 chili. L’ho comprata da Napoli Bike alla riviera di Chiaia, distributori autorizzati, gentili e competenti. Ho anche preso la dolorosa decisione di lasciargli in permuta la fedele Specialized.

La prima impressione è stata fantastica. Vestito come sono abituato a vestirmi di solito, jeans, camicia e maglioncino, complice uno splendido pomeriggo di sole, mi sono avviato sul pavé della riviera tra i perenni cantieri della ex LTR. Confortevole nella postura e maneggevole tra auto e pedoni ho guadagnato rapidamente il lungomare liberato. Breve sosta per una foto ricordo sulle strisce pedonali che stanno gareggiando in popolarità con quelle di Abbey Road. Ho provato le 8 velocità del cambio, tutte ben calibrate e precise. Le maniglie del manubrio si sono rivelate comode come il sellino. Ho proseguito per via Calabritto, piazza dei Martiri, via Chiaia, puntatina a piazza del Plebiscito e poi via Toledo ed il test della funicolare centrale. Ora le biciclette viaggiano nei mezzi pubblici gratis grazie ad un’iniziativa del sindaco, ulteriore incentivo all’uso delle biciclette per muoversi, non l’ho piegata completamente, ho solo girato i pedali per non farli sporgere. Treno affollato, nessuno è sembrato infastidito. Una ragazzina l’ha guardata e mi ha detto “questa bici e bellissima”, due punti per me. Sono arrivato a piazza Fuga, ho percorso confortevolmente l’isola pedonale di via Scarlatti e via Luca Giordano schivando pedoni e sono arrivato a casa. Tre click e sono entrato in ascensore. Ora la bici e momentaneamente parcheggiata nella camera di mio figlio. Prossimo obbiettivo: un giro per il centro storico, da piazza Dante fino a Porta Capuana. Poi proverò ad usarla per andare al lavoro. Spero in una ripresa della forma fisica, ultimamente sono un po’ a terra.

Sono soddisfatto della scelta, dell’acquisto e della prima prova d’uso. La schiena non ne ha risentito, le prestazioni sono state quelle attese, c’è stato anche del divertimento. Spero di aver fatto un passo avanti. Sono ansioso di incontrare ancora l’amico americano per un contest. A presto per ulteriori impressioni sul trasporto intermodale a Napoli.

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