Difficile da dire

In genere non amo parlare di politica, seguo con attenzione le vicende della mia città e sostengo l’attuale amministrazione ma, della politica nazionale mi sono occupato poco. Poi mi trovo in situazioni che provocano sgomento, rabbia, incredulità ed allora, dopo averci riflettuto attentamente, mi vien voglia di ragionare ad alta voce.

Mi trovo spesso ad entrare in contatto con persone che sono alla ricerca di un impiego, un lavoro o, come si dice a Napoli cogliendo un aspetto peculiare assai della faccenda, di una fatica. La nostra Costituzione dice che il lavoro è l’elemento su cui si fonda la nostra Repubblica. In pratica funziona così: il lavoratore presta un’opera per un datore di lavoro che gli corrisponde una retribuzione. Il lavoro è quindi lo strumento, o uno degli strumenti, costituzionalmente riconosciuto attraverso il quale ogni italiano dovrebbe avere la possibilità di realizzare i propri obiettivi di vita.

Mi è capitato di sapere di un uomo in cerca di lavoro, un uomo che sa fare il pane, probabilmente uno di quelli vestiti di bianco che lavorano di notte mentre gli altri riposano. Un lavoro che probabilmente potrebbe essere definito: usurante. Anno di nascita di questo uomo della notte è il 1949.

Il 1949 è l’anno della tragedia di Superga, Orwel pubblicava “1984”, l’Italia aderiva al Patto Atlantico e Linda e Tyron coronavano il loro sogno d’amore sposandosi sulle rive del Tevere. Il 1949 è stato 69 anni fa.

Nel 1949 i miei genitori erano due ragazzini che neanche si conoscevano, la seconda grande guerra era finita da poco, la nostra Carta Costituzionale aveva un solo anno di vita.

Un uomo nato nel 1949 e che probabilmente ha lavorato per gran parte della sua vita, ancora cerca lavoro.

Non conosco il caso specifico ma una domanda devo farmela: un uomo, alla soglia dei 70 anni, non dovrebbe essere messo in grado di poter vivere dignitosamente raccogliendo i frutti di quel che ha seminato durante la sua vita lavorativa?

In questi giorni sento un gran parlare di campagna elettorale per le prossime politiche di marzo. Coalizioni, schieramenti e leader carismatici si vendono un tanto al chilo. Chi la vuole cotta e chi la promette cruda. Programmi immaginifici e soluzioni a portata di mano sono su tutti i Tg. Volti nuovi e facce da schiaffi lanciano proclami ad ogni ora.

I temi oggetto della rissa elettorale sono tanti. In ordine sparso mi vengono in mente: banche, legge Fornero e sistema pensionistico, posti di lavoro come se piovessero, immigrazione, ius soli, sicurezza e controllo del territorio, federalismo, tasse sulla casa, varie ed eventuali.

Pensando a chi ancora cerca lavoro, a chi non riesce a vedere un futuro per i propri figli, a chi deve ancora lavorare perché qualcuno gli sposta l’età pensionabile sempre un po’ più in avanti, a chi non riesce ad aver cura della propria salute, a chi vorrebbe studiare o, al limite, mettere su famiglia. Pensando anche a chi vorrebbe fare impresa, vorrei chiedere, a chi si candida a guidare il paese nei prossimi anni, qualche chiarimento in merito ad un paio di argomenti. In breve chiederei:

  • che programma avete per scuola, università e formazione;
  • che politiche del lavoro intendete attuare;
  • con quali politiche sociali intendete sostenere i cittadini più indifesi;
  • quali scenari economici e finanziari avete in mente per il nostro futuro,
  • cosa avete in mente a proposito di liberà di informazione ed espressione.

Con tutta la considerazione possibile per qualsiasi argomento ulteriore, ritengo che in queste cinque domande ci sia il senso di un programma vero politico. Il resto sono chiacchiere e demagogia.

Scuola e formazione: voglio sapere cosa hanno in mente per i nostri ragazzi. Vogliono allevare una generazione di polli di allevamento (Giorgio Gaber n.d.r.), consumatori passivi, perennemente occupati a guardar con sospetto a qualsiasi diversità ? Oppure vogliono dare la possibilità a tutti, nessuno escluso, di potersi formare e provare a realizzare i propri sogni. Cittadini liberi in grado di poter fare delle scelte libere e consapevoli.

E con il lavoro come la vogliamo mettere ? Facciamo che iniziamo ad applicare i principi costituzionali in tema di diritti e doveri, semplifichiamo un po’ le normative e facciamo in modo di agevolare chi ha voglia di fare impresa ? O magari vogliamo continuare sulla strada del liberismo, della negazione dei diritti e del rischio d’impresa a carico dei lavoratori ?

E per i più deboli, quelli che sono in fondo alla fila ? Li lasciamo indietro o gli tendiamo la mano ? Previdenza sociale e sanità su quali binari andranno ? E che ne sarà del sistema pensionistico ? E dei diritti e dei desideri di quelli che non vivono nel main stream ?

E che ne sarà delle banche e di chi prova a risparmiare un po’ o desidera investire i propri guadagni ? Politiche fiscali ?

E dell’informazione che ne facciamo ? Libertà d’espressione o  pensiero unico ?

Vorrei sentir parlare di questi argomenti durante la la campagna elettorale, non per slogan e proclami, ma con competenza e concretezza.

Mentre ragiono con voi continuo a pensare a quell’uomo di quasi 70 anni che ancora cerca lavoro. Magari lo fa per passione, perché ama l’odore del forno e del pane caldo appena fatto. Magari è economicamente a posto e vuole sentirsi ancora in ballo, magari vuole insegnare il mestiere a qualche giovane apprendista. Magari continua a correre solo perché non può fermarsi, famiglia e figli forse non sono ancora a posto. Magari la sua guerra non è ancora finita.

Chissà per chi voterà a marzo ? Per quanto mi riguarda proprio non saprei e questa cosa mi rende assai triste. E’ un po’ come sapere che il tempo è giunto alla fine. Spero in un colpo di scena.

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