Alla fine della via

C’è chi dice che veniamo al mondo da soli e da soli siamo destinati ad andar via. Paolo Virzì vola fin negli Stati Uniti per proporci una diversa versione della faccenda.

Ella e John sono quel che il tempo ha lasciato di coppia perfetta, lui ex professore di letteratura appassionato di Hemingway lei moglie innamorata e devota. Due figli, una vita agiata alle spalle e nel giardino un vecchio camper chiamato “the leisure seeker” che poi è anche il sottotitolo del film. Ella e John sono al termine della loro esperienza terrena e lo sanno, John non si ricorda neanche chi è e, salvo brevi sprazzi di lucidità, ha bisogno della continua assistenza di Ella. Ella è divorata dal cancro e non dovrebbe neanche essere viva.

All’alba del giorno dell’ennesimo ricovero di lei, i due decidono di salire sul camper e iniziare quello che, ed è subito chiaro allo spettatore, sarà il loro ultimo viaggio verso la casa di Hemingway nelle Key Island in Florida. Lasciandosi tutto alle spalle, figli compresi, John guida con sorprendente disinvoltura e sicurezza e Ella è ufficiale di rotta, addetta alla cambusa, ufficiale medico, animatrice e indiscussa stratega di questa ultima avventura.

Virzì mette in scena il più recente lavoro di Michael Zadoorian, autore statunitense vivente amante dei temi legati all’amore, la morte, alle cose trovate e perdute ed ai ricordi.  Libro e film sono del 2017, in Italia escono nel 2018. Il libro con il titolo di “In viaggio contromano.

Helen Mirren, di recente vista in “Collateral Beauty”, riesce a dare a Ella tutti i colori che il personaggio richiede.  Donald Sutherland è un gigante dello schermo e dona vita al suo personaggio senza difficoltà. Difficile pensare che Virzì abbia diretto uno degli interpreti di 40 anni di cinema internazionale. Da “Animal House” a Fellini, da “La Cruna dell’Ago” a “900” di Bertolucci. E come dimenticare “M*A*S*H” ?

Il viaggio prende il via e si capisce subito che è un viaggio nello spazio e nel tempo. I due protagonisti sembrano amarsi come il primo giorno e questo li rende subito simpatici al pubblico. Il possibile epilogo lo si intuisce quasi subito anche se tutti in sala vorrebbero un finale a tarallucci e vino. Ad ogni tappa del viaggio corrisponde, più o meno, un tema. L’amore, i figli, il lavoro, i tradimenti, il perdono, sempre insieme, Ella e John sono decisi ad andare fino in fondo alla loro ultima vacanza senza rimpianti. Ella è quella che, tra i due, vive l’esperienza con maggiore lucidità e sofferenza.

Le coste della Florida offrono un bellissimo sfondo allo svolgersi della strada. Si, perché, in fondo, è un film on the road, un po’ beat un po’ radical chic. Virzì ci butta dentro anche un pizzico di politica contemporanea con brevi panoramiche sull’America di Trump ma lo fa in modo approssimativo e sciatto. Poteva anche evitare. Così come poteva affrontare meglio altri temi che passano veloci sullo schermo ma, per capire meglio, bisognerebbe leggere il libro.

Durante tutto il film non ho potuto fare a meno di domandarmi se era necessario andare negli Stati Uniti a girarlo. Certo è una storia americana, scritta da un americano, con personaggi americani ma, ed è solo la mia opinione, un riadattamento sulle strade italiane, magari con gli stessi attori, avrebbe lasciato più spazio al regista. Ci ho trovato poco e niente di Virzì e questo un po’ mi è dispiaciuto.

Senza dubbio un bel film, ben scritto, ben prodotto, ben recitato e ben diretto. E’ solo che non ha nulla del regista che lo dirige. Forse sarà rimasto disorientato dagli spazi, dall’enormità degli attori, dalla lingua, dal contesto. Certo è che si tira indietro e fa il suo lavoro come un qualsiasi regista.

L’epilogo della storia è un filo scontato ma, tutto sommato, è un lieto fine. Si esce dalla proiezione sorridenti e forse con qualche lacrimuccia.  Tre stelle su cinque.

 

Post simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.