Renzusconi

Per molto tempo pochi artisti hanno osato salire su di un palco per affrontare da soli il pubblico. C’erano quelli del cabaret e quel manipolo di eroi che, guidati da Enzo Trapani, portarono la satira in tv. Alcuni di loro provarono a tirar dentro la satira, la politica. Senza fare i nomi perché, all’epoca in Rai non si usava. Poi venne Dario Fo con il suo Mistero Buffo e tutto quello che ne è venuto dopo. Poi c’era il teatro canzone di Giorgio Gaber. Dopo l’anno di Sanremo e Craxi, l’esiliato Beppe Grillo iniziò a far successo con spettacoli che erano delle narrazioni di attualità varia a schema libero. Anche Roberto Benigni, prima di attaccar a leggere Dante o la Costituzione faceva le sue serate di tutto esaurito sotto i tendoni dei teatri di massa.

Qualche anno fa Roberto Saviano, reduce dal successo di Gomorra, iniziò ad apparire in tv con le sue, a mio parere non sempre riuscite, orazioni civili. Alessandro Baricco iniziò a fare le sue letture a Mantova e dintorni e, in tempi recentissimi, Federico Buffa su Sky si è ritagliato il suo spazio di narratore televisivo.

Per quel che ricordo, e potrei sbagliare, il primo ad fare teatro-editorial-giornalistico è stato Marco Travaglio. Giornalista montanelliano e non solo,  autore di tanti libri di successo, puntuale e spigoloso, intellettualmente onesto e con un ego sufficientemente grande da poter sostenere un proscenio. Narrazioni politiche fondamentalmente, a differenza di Beppe Severgnini che puntò su fatti di società e costume, Marco isolava una argomento e metteva in scena, a volte con l’aiuto di valenti attrici, il suo editoriale. “Tira via i fatti dalla realtà, quel che resta è storytelling” sosteneva Alessandro Baricco in una delle sue pubbliche letture. Travaglio, nei suoi spettacoli, mette in scena pochissimo storytelling e raffiche di fatti sapientemente legati tra loro.

Travaglio l’ho visto più di una volta, Severgnini una ed ho gradito molto entrambi. Ieri sera (30 gennaio 2018 n.d.r.), sul palco del teatro Sannazzaro di Napoli, ho visto per la prima volta Andrea Scanzi rappresentare la sua fatica letteraria “Renzusconi”. Credo che il sottotitolo sia “l’allievo che non superò mai il maestro”. Di seguito breve ma intensa galleria fotografica.

Lo spettacolo è dedicato, come si può facilmente intuire, all’epopea di Renzi. Dagli esordi alla “Ruota Della Fortuna” alle più recenti figure di merda al parlamento europeo. C’è tutto, non manca niente. Anche Nardella.

Andrea Scanzi è un giornalista, ora scrive sul “Fatto Quotidiano”, uno scrittore con una decina di libri al suo attivo, un autore ed attore teatrale. Vi consiglio di visitare il suo sito per saperne di più. Classe 1974, toscano, sacerdote del sommo Roger Waters, discretamente attivo sui maggiori social. Andrea Scanzi, quando sale sul palco, nella mia opinione, ha una marcia in più rispetto a chi pratica lo stesso genere di palco.

I contenuti ci sono, la narrazione è serrata e ritmata, un po’ di senso dell’ironia, un pizzico di cattiveria e lo spettacolo è fatto. In più il nostro sa anche monologare bene, con in mente un riferimento preciso: Giorgio Gaber. Il senso di appartenenza ad un ideale, il ruolo degli intellettuali nella crescita culturale di un paese, la necessità di veder felici gli altri per essere felici, sono citazioni neanche troppo velate del Teatro Canzone. Anche il mood della recitazione trova in Gaber il suo riferimento.

Sarà anche il fatto che siamo sotto elezioni e magari il corpo elettorale ha voglia di u po’ di libera informazione, Renzusconi, sta raccogliendo grandi consensi in giro per l’Italia. Tutto esaurito praticamente ovunque con nuove date che arricchiscono il cartellone e firmacopie sempre affollatissime. Un pezzetto di storia italiana messo in scena con il piglio del bravo giornalista e lo spirito del fascinoso narratore.

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