L’acqua non ha forma

Con il senno del giorno dopo non son sicuro che mi sia piaciuto. Dice bene Camilleri nel suo romanzo dal medesimo titolo, primo capitolo datato 1994 della serie dedicata al commissario Montalbano: Qual è la forma dell’acqua ? Ma l’acqua non ha forma. Piglia la forma che le viene data.

Questo film è come l’acqua, prende la forma del contenitore in cui il vostro gusto personale lo colloca e, come tale, soffre un po’ di tutte le limitazioni di un’opera che vuole essere tante cose contemporaneamente.

Qualche tempo fa, una amica con cui condivido spesso le serate al cinema, mi ha apostrofato, facendomi notare che spesso esagero nel notare in ogni film citazioni e riferimenti ad altre cose mettendone, con questo, in discussione l’originalità. Sostiene lei: niente, in fondo, è completamente originale e questo nulla toglie alla validità di un’opera. Dico io: si vabbè, forse, dipende anche da come si montano le cose.

Per i dati tecnici, cast e albo d’oro vi rimando a Wikipedia. Guillermo del Toro è un messicano che viene dal mondo degli action movie con una certa inclinazione al claustrofobico. Ho visto Mimic (1997), Hellboy (2004) e l’inguardabile Pacific Rim (2013).

The Shape Of Water (2017) è, nella mia opinione, il tentativo di montare un film fantasy per adulti. Il difetto del film è, ancora nella mia opinione, che i temi che dovrebbero rendere il film adatto ad un pubblico adulto vengono solo accennati senza mai essere svolti. Non porterei i bambini al cinema a vedere le avventure dell’uomo pesce e della Cinderella privata della voce. Decisamente non è adatto.

La trama è presto riassunta: Stati Uniti, anni ’50, in un laboratorio che sembra preso dai primi film di 007, perfidi scienziati analizzano un uomo pesce, tremendamente simile al “Mostro della Laguna Nera” del 1957. Sullo sfondo la guerra fredda e la corsa allo spazio tra Stati Uniti e Russia. Una addetta alle pulizie del laboratorio, privata violentemente della voce non si capisce bene in quali circostanze, si innamora del mostro e, quando capisce che l’ottuso militare sta per ucciderlo, lo rapisce con l’inaspettato aiuto della spia russa che poi così cattiva non è, con il proposito di restituirlo al mare. Finale catartico in cui vien fuori la natura di tutti i personaggi della storia e presunto lieto fine della serie: così è se vi pare.

Del resto la messa in scena fonde le atmosfere magiche di Harry Potter con la cupezza del Cavaliere Oscuro, con gli inserti musicali di La-La Land e le icone fumettistiche di Sin City. Il cattivo c’è ed è come deve essere il cattivo di un film americano, condito con generose dosi di quentintarantinismo. Il tema della bella e la bestia è trattato in maniera canonica così come quello della solitudine degli ultimi. Alla fine, il regista, riempie la narrazione di siparietti invece di cercare una via tutta sua per svolgere il tema. Belle le scenografie e l’ambientazione che presenta una ricostruzione sognante ed a tratti cupa dell’America di provincia anni ’50, con tutti i miti e le brutture del sogno americano.

Gli attori sono tutti splendidi, con una nota di merito particolare alla co-protagonista Sally Hawkins ed alla sua spalla Richard Jenkins. Entrambi poco conosciuti in Italia ma con una lunga serie di produzioni alle spalle anche se, mi par di vedere, mai in ruoli da protagonisti.

Alla fine della proiezione, decidete voi che forma volete dare all’acqua, in quale contenitore volete metterlo e traete le vostre conclusioni. Fantasy o film romantico ? Fumettone o pellicola che fa sognare ? Action movie o delicata narrazione dalle tinte rétro ? Chi è uomo e chi è Dio ? (cit. Il Codice Da Vinci n.d.r.) Per me, nel tentativo di mettere insieme tante cose, Guillermo, si è dimenticato un po’ di fili appesi. Come l’Accademy gli abbia assegnato tanti premi resta, per me, un mistero. E che dovevano essere gli altri film in concorso ?

Produzione ricca e risultato medio. Due/tre stelle su cinque.

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