Il ragazzo è morto

Il ragazzo è morto e nulla potrà consolare mai la sua famiglia. La sua assenza sarà un cuneo infilato nel loro cuore per tutti i giorni della loro vita futura. I rimpianti saranno sempre dietro l’angolo pronti a colpirli e neanche la giustizia terrena probabilmente darà loro pace.

Il circo mediatico, anche quello più becero e feroce, ha fatto in fretta a montare il suo tendone. Il piatto era ricco ed ha dato da mangiare a tutti gli attori della vita sociale e politica napoletana. Buonisti, fatalisti, politologi ad ampio spettro, superbi giuristi e sciacalli di ogni forma e razza.

Un boccone è stato particolarmente appetitoso ed in tanti hanno cercato di addentarlo: l’assenza del sindaco al funerale del ragazzo morto.

Non voglio commentare i commenti, voglio solo dire la mia su questa scelta: ha fatto bene.

Ha dimostrato grande rispetto per il dolore che questa tragedia ha portato ed ha avuto grande sensibilità umana. La sua assenza, per come l’ho interpretata io, non è stata né tattica né strategica. Non ha scansato una dovere, come molti hanno sostenuto, ha semplicemente accettato la prigione che il suo essere uomo delle istituzioni gli imponeva e ne ha pagato il prezzo.

La responsabilità dell’accaduto non è sua e non è della attuale amministrazione, questo è scritto nella legge e c’è poco da fare. Le responsabilità giuridiche terrene saranno accertate dalla magistratura terrena che, speriamo, farà il suo corso il più rapidamente ed il più scrupolosamente possibile. Ogni omicidio ha bisogno della sua sentenza di colpevolezza.

Poteva andare al funerale del ragazzo morto, certo che poteva andarci. Al posto suo un altro sindaco, probabilmente, ci sarebbe andato in pompa magna, circondato da giornalisti e fotografi. Avrebbe arringato la folla prestando sapientemente  il fianco a tutti i suoi detrattori, piazzando al momento giusto la dichiarazione ad effetto ben studiata dagli esperti del marketing politico. Probabilmente ci sarebbe scappato pure qualche schiaffone sapientemente organizzato a favore di camera. Le possibilità di montare un bel teatrino sarebbero state infinite e tutti avrebbero avuto al possibilità di fare la loro porca figura.

Fortunatamente tutto questo non è sucesso, fortunatamente il funerale del ragazzo morto è stato solo un funerale che ha avuto come unico protagonista il dolore di tanta gente per una perdita alla quale nessuno mai riuscirà ad attribuire un senso.

Il sindaco di Napoli, questa è la mia personalissima interpretazione, ha accettato la prigione che le circostanze ed il suo ruolo istituzionale gli imponevano. Si è lasciato attaccare, maltrattare, denigrare. Sempre senza mai perdere di vista il significato della tragedia che si era consumata e senza perdere la testa. Le sue uniche parole sono state parole di legge.

Ha fatto l’unica cosa che era possibile e doveroso fare. Con la sua assenza non ha permesso che altri temi, altre circostanze, altri argomenti, offuscassero il lutto che la comunità stava vivendo nel momento del distacco dal suo amato figlio.

Confesso: questa cosa non l’ho vista subito e me ne resta il rammarico. Come molti mi sono interrogato sui motivi della scelta del sindaco ed anche sul suo modo di darne conto alla città. Altri probabilmente hanno capito ma hanno fatto finta di non vedere, altri ancora hanno cercato di tirare acqua al proprio mulino. Poi ho visto sui giornali le foto del funerale ed ho avuto l’ennesima conferma che il sindaco di Napoli è un uomo che appartiene completamente alla città, ai cittadini, alle istituzioni. Anche quando il prezzo da pagare per questo è altissimo.

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