Fotografando un virus

Questa fotografia voglio scattarla perché certi ricordi meritano di essere conservati. Non posso uscire di casa, non posso vedere le persone che mi sono care, le macchine fotografiche e le telecamere sono chiuse nelle loro scatole ed anche il drone ha le ali ripiegate. Dunque non resta che affidare alle parole le immagini di questi giorni, perché credo che non sta andando tutto bene, nonostante tutti i buoni auspici che ci circondano, non sta andando per niente bene. Doveva essere una di quelle storie che vivono solo nelle immagini del telegiornale, una storia lontana, invece ci è arrivata in casa e ci ha stravolto la vita tracciando la linea del prima e del dopo la pandemia. Moltissima gente non c’è più, non ce l’ha fatta, risucchiata via come in tempo di guerra. Deportata improvvisamente da soldati in tuta bianca e poi passata per il camino (cit.). Doveva andare tutto bene, pensavamo di cavarcela con poco, ma non è andata così. E’ una guerra ancora non vinta e piena di battaglie perse. La prima battaglia persa è stata quella dell’informazione ma questo lo si poteva immaginare fin dal principio. Bisognava immaginarlo e si poteva fare di meglio. Lascio perdere il fantasmagorico mondo dei social che da tempo ha smesso di attirare la mia attenzione, trattasi di pubblicità e scemate di varia natura, l’informazione, quella seria, è stata quasi tutta patetica. Poco ho sentito del perché ci siamo ridotti chiusi in casa da settimane, tantissimo ho sentito sul virus, tutto molto scomposto,

Io voto

Il 17 aprile prossimo andrò a votare. Trivella si, trivella no, trivella forse, io, andrò a votare. Prima di tutto perché è un mio diritto partecipare alla vita politica del paese a prescindere dell’oggetto della consultazione. Andrò a votare perché voglio tenere accesa la mia luce, perché astenersi non è una possibilità, perché dire si o no non è la stessa cosa che non dire nulla. Nel caso specifico del referendum di domenica se vincono i si le concessioni non verranno rinnovate, se vincono i no si continuerà a trivellare ma, quel che è peggio, se non si raggiunge il quorum dei votanti e la consultazione non sarà valida, sarà come se avessimo demandato ad altri una decisione sul nostro futuro. Voto perché credo nella democrazia, voto perché non mi piacciono le dittature, in particolare quelle occulte, voto perché non permetto a nessuno di mandarmi al mare. Lo fece già Craxi alla fine del secolo scorso, oggi anche Renzi mi vuole mandare al mare. Credo invece che il partito del non voto non esista, credo che sia l’invenzione del prepotente che cerca di governare un popolo manutenuto anestetizzato e acritico. Non vado al mare, se decido di votare si metto la croce sul si e se decido di votare no metto la croce sul no e se mi capiterà di far dibattito e confronto saprò dire il perché della mia scelta, saprò motivare la mia appartenenza. Andate al mare, che poi sarebbe a dire astenetevi, significa levatevi da mezzo e

Quel che so della genitorialità

Vorrei capire, vorrei che qualcuno, un vecchio saggio, un capitano di lungo corso, un maestro Jedi, mi spiegasse come stanno le cose. Rifletto guardandomi allo specchio e credetemi, concludo che delle inclinazioni sessuali delle persone, non me ne potrebbe fregare di meno. Fate un po’ come vi pare, mi verrebbe da sintetizzare: basta che siete felici voi e che rispettate il vostro prossimo. Perché è questo, a mio parere, l’unico punto: il rispetto del prossimo. Il rispetto del prossimo è quel sentimento che dovrebbe orientare scelte e comportamenti allo scopo di non fare del male ai nostri simili. Ampliando il ragionamento arriverei a parlare di etica, ovvero quella bussola che dovrebbe consentire all’essere umano di discernere i comportamenti buoni da quelli malvagi. Non vi è dubbio che nel corso dei secoli il senso etico dell’uomo abbia subito grandi cambiamenti influenzato da fatti, luoghi e circostanze diverse. Se mi limito a considerare gli ultimi 50 anni, io ne ho 51, e mi limito al nostro paese, osservo grandi cambiamenti. Ricordo il referendum sul divorzio, ricordo i movimenti degli anni 70, ricordo la politica fatta di cortei e manifestazioni, le femministe in strada che gridavano “il corpo è mio e lo gestisco io” con le mani alzate a simboleggiare il loro organo riproduttivo. Ed ogni volta il senso etico della nazione subiva un cambiamento. Ricordo le prime notizie sulla diffusione dell’Aids, la morte di Rock Hudson, e ricordo che in quel periodo si iniziò a parlare, soprattutto nei media, più apertamente di omossessualità. Le