Quel che so della genitorialità

Vorrei capire, vorrei che qualcuno, un vecchio saggio, un capitano di lungo corso, un maestro Jedi, mi spiegasse come stanno le cose.

Rifletto guardandomi allo specchio e credetemi, concludo che delle inclinazioni sessuali delle persone, non me ne potrebbe fregare di meno. Fate un po’ come vi pare, mi verrebbe da sintetizzare: basta che siete felici voi e che rispettate il vostro prossimo. Perché è questo, a mio parere, l’unico punto: il rispetto del prossimo. Il rispetto del prossimo è quel sentimento che dovrebbe orientare scelte e comportamenti allo scopo di non fare del male ai nostri simili. Ampliando il ragionamento arriverei a parlare di etica, ovvero quella bussola che dovrebbe consentire all’essere umano di discernere i comportamenti buoni da quelli malvagi.

Non vi è dubbio che nel corso dei secoli il senso etico dell’uomo abbia subito grandi cambiamenti influenzato da fatti, luoghi e circostanze diverse. Se mi limito a considerare gli ultimi 50 anni, io ne ho 51, e mi limito al nostro paese, osservo grandi cambiamenti. Ricordo il referendum sul divorzio, ricordo i movimenti degli anni 70, ricordo la politica fatta di cortei e manifestazioni, le femministe in strada che gridavano “il corpo è mio e lo gestisco io” con le mani alzate a simboleggiare il loro organo riproduttivo. Ed ogni volta il senso etico della nazione subiva un cambiamento. Ricordo le prime notizie sulla diffusione dell’Aids, la morte di Rock Hudson, e ricordo che in quel periodo si iniziò a parlare, soprattutto nei media, più apertamente di omossessualità. Le novità arrivavano sempre dall’estero, l’Italia schiacciata dal maglio di ferro della Democrazia Cristiana e del Vaticano, faceva fatica ad elaborare un pensiero tutto suo.

Anche per l’amore etero le cose cambiarono. Il divorzio divenne una pratica sempre più diffusa e ben presto si incominciò a parlare dei diritti di quelle coppie che lo erano solo nella quotidianità ma non davanti al diritto. Poi l’attenzione si spostò sui figli e pian piano si arrivò a riconsiderare anche i loro diritti, soprattutto quello di godere interamente dei loro genitori anche se non più coniugi.

Curioso: in tanti anni non ho mai avuto notizia di un serio ragionamento sulla disciplina delle adozioni. I Italia per una coppia è difficilissimo avere in affidamento un orfano, magari uno di quei bambini rifiutati alla nascita, non parliamo di adottarne uno. Sarà per questo che spesso ho notizie di coppie che hanno figli di origine asiatica, africana o dell’est europeo. Ed i bimbi italiani dove sono, ancora negli orfanatrofi ? Nella casa-famiglia ? E chi li gestisce, chi si occupa di loro, con quali soldi, con quali controlli ?

Nella memoria più recente trovo le storie delle donne che decidono di diventar madri senza un padre e che per questo viaggiano fino alla vicina Spagna per comprarsi un semino e la realizzazione di un sogno.

Questa è la mia disordinata memoria dei cambiamenti della società sapiens degli ultimi anni e, sia chiaro, non ci sono giudizi nel mio ricapitolare a me stesso. Sono sempre convinto che quando c’è rispetto per se stessi e per i propri simili, quando si discerne il bene dal male, quando l’amore per il prossimo ci fa da guida e la misericordia da compagna di viaggio, guai non se ne possono fare.

Oggi ascolto la storia di due uomini che volevano essere padri e che per questo sono andati all’estero e, se ho capito bene, hanno preso un ovulo da una gentile signora che si è fatta fecondare dal semino proveniente da uno dei due aspiranti papà, ha ospitato il piccolo per tutta la durata della gravidanza e poi, da quel che leggo sulle cronache, a lieto evento avvenuto, è rimasta nei paraggi del pupo. Non ho capito bene se tutta questa dinamica sia avvenuta a titolo gratuito o se c’è stato pagamento di un corrispettivo per il disturbo della signora, i giornali non sono chiari su questa cosa, certo è che tutti parlano di pratica dell’utero in affitto. Dunque c’è stata una locazione, uno scambio di prestazioni. E se questo scambio fosse avvenuto a titolo oneroso ? Ragiono a voce alta per sentirmi meglio: se una signora può noleggiare il proprio corpo per portare avanti una gravidanza per conto terzi vuol dire che il suddetto corpo, separato in qualche modo dall’umanità e dai sentimenti che la persona che lo occupa, può essere oggetto di commercio. Dunque se per qualche motivo un domani, io che non ho uteri da noleggiare, decido di vendermi un rene o produrre sangue per conto terzi, lo posso fare, il meccanismo commerciale è del tutto analogo. A tacere degli uomini e delle donne che decidono di noleggiare il proprio corpo per il mero piacere fisico di più o meno danarosi avventori. O mi sbaglio ? Se è possibile una offerta vuol dire che c’è una domanda e l’offerta e la domanda si incontrano sempre ad un prezzo stabilito secondo le regole del libero mercato.

Se tutto questo è plausibile, andrà bene a tutti che ci siano delle persone che hanno la disponibilità per comprare pezzi e prestazioni da loro simili, e persone disposte a far del proprio corpo merce e più sarà particolare la merce più sarà alto il suo prezzo e quanto più scarsa sarà l’offerta tanto più saliranno i prezzi. Vi immaginate un futuro dove schiere di ragazzine vengono allevate ed educate fin da piccole a prestare il proprio utero a donne troppo impegnate al lavoro per perdere nove mesi in fastidiose gravidanze. Ah, poi ci sarebbero anche da far nascere organismi geneticamente modificati, esseri umani senza cervello da usare come pezzi di ricambio. Dimenticavo, dove c’è commercio c’è disparità, di conseguenza sicuramente ci saranno quelli che potranno permettersi di comprare e quelli che invece no.

Mi vengono in mente due film: “Il Boom” del 1963 di Vittorio De Sica con Alberto Sordi e “Proposta Indecente” del 1993 di Adrian Lyne, interpretato di Robert Redford e Demi Moore. In entrambe le pellicole il tema è quello di una persona in stato di bisogno, un compratore pieno di soldi ed un corpo, o solo un pezzo di corpo, da commercializzare. Se non ve li ricordate vi invito a ripassare in cineteca. In particolare, per De Sica padre, ne varrà sicuramente la pena.

No, non sono convinto, questa storia non mi piace, delle persone fisiche non si può far commercio. Il mio non è un giudizio morale, esprimo solo la preoccupazione che una prassi del genere faccia avanzare il genere umano di un altro passo verso il baratro. Ma poi, scusatemi, in tutto questo, l’amore che fine ha fatto ? Come dice una mia carissima amica: ogni atto d’amore contiene in se una rinuncia per il bene della persona amata. Perché nessuno può più rinunciare a niente ? Ma dove la prendono tutta questa forza ? Credo che il movente che anima tutta questa intricata trama sia semplicemente il profondo egoismo di persone che vogliono violentemente soddisfare i propri bisogni alla faccia di tutti gli altri. E’ lo stesso movente che tiene in vita il mercato della chirurgia estetica. Non ho un bel nasino, me lo faccio fare. Non ho un bel seno, me lo compro. Il mio viso mostra i segni del tempo, me lo faccio ringiovanire, listino prezzi alla mano. Ditemelo per favore, spiegatemelo, perché nessuno si accetta più per quello che si è. Perché, perdonatemi, ragionando ragionando, mi accorgo che tra il seno rifatto della diva di turno e il figlio della coppia omosessuale che ricorre all’utero in affitto per procurarsi un figlio, non ci sia proprio nessuna differenza. Una domanda, un’offerta, un bene di consumo ed un prezzo da pagare. No, non lo posso condividere. Sicuramente quel bambino sarà circondato da tanto amore, probabilmente non crescerà peggio di tanti altri bambini nati in famiglie normali, è il modo di procedere che mi lascia assai perplesso perché il desiderio dei due facoltosi genitori potrebbe celare lati oscuri che finirebbero per ricadere sul piccolo. E, in ultimo, permettetemi un pensiero per la madre surrogata. Perché si presta ? Imprenditrice del proprio corpo o povera crista bisognosa presa per la gola ? Siamo sicuri che non rimarrà per sempre segnata dall’esperienza della surrogazione ? Io la voglio difendere.

Meglio assai sarebbe stato se quella coppia avesse potuto aver accesso ad una adozione alla stessa stregua di una coppia etero. Perché, nella mia opinione, il problema sta nella difficoltà avere accesso alla adozioni. L’adozione dovrebbe essere un percorso d’amore, ragionato, condiviso, verificato e controllato. Ne sono sicuro, di coppie adatte all’adozione ce ne sono in grande quantità, sia tra quelle gay che tra quelle etero. Anche di pazzi psicopatici pronti a sfogare le proprie fobie in una paternità o maternità che ne sono in grande quantità, gay ed etero, ed è da questi che dobbiamo proteggere i bambini.
Diamo in adozione i bambini meno fortunati alle coppie che sono in grado di farlo e lasciamo che le famiglie omosessuali vivano la loro vita apertamente. Per me si possono sposare, possono fare la festa e se si renderanno conto di aver fatto una fesseria potranno vivere anche l’esperienza della separazione e del divorzio con tutti gli annessi ed i connessi. Su questa cosa non c’è da fare questione morale, l’unico problema che bisogna attentamente valutare è che in Italia, il sistema pensionistico nazionale, non è in grado di sopportare l’onere di un improvviso e massiccio incremento delle pensioni di reversibilità ma questa, come si dice, è tutta un’altra storia.

Tempo fa venni a conoscenza di una storia in cui una donna accetto di portar nel suo grembo il feto concepito in provetta dall’ovulo della sorella, impossibilitata a portar avanti la gravidanza, e dal seme del di lei marito. La gravidanza fu portata avanti con grande discrezione ed alla fine il la coppia che aveva generato il feto ottenne che la piccola nata dal loro amore fosse riconosciuta come loro legittima figlia anche per la legge. Non ricordo dove avvenne il fatto ma sicuramente non fu in Italia. Questa è una storia che, senza dare giudizi morali, posso condividere ma ditemi, quale donna accetterebbe di fare da incubatrice ad un feto non suo solo per amore ? Giusto una parente strettissima di uno dei due aspiranti genitori, una che comunque farebbe parte della famiglia per appartenenza di sangue e non per inclusione economica.

Va bene, sono scoraggiato dalla direzione che sta prendendo il genere umano. Alla fine devo condividere con forza il pensiero di Eduardo: i figli sono figli e, aggiungo io, non si possono comprare al supermercato.

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