La trattativa del barbiere

49992Accade sempre così. Quando lo cerco non lo trovo mai, hai voglia a girare in lungo ed in largo tutte le strade intorno alla piazza del Plebiscito, piazza Trieste e Trento, via Toledo. Hai voglia a cercarlo il lunedì in galleria. Non sono mai riuscito a trovarlo. Ogni tanto trovo sue tracce in giro, anche in rete, sempre tracce nascoste, sfuggenti, da interpretare. Ancora mi meraviglia pensare che un uomo così anziano frequenti la rete, poco, ma sempre in maniera interessante, tagliente, oculata. D’altro canto conosce questa città e la sua storia quasi ne fosse stato il sindaco degli ultimi 100 anni. A volte lo cerco perché vorrei chiedergli un parere, un punto di vista, una opinione su fatti di cronaca che non riesco a spiegarmi o che mi appaiono confusi. Niente, non c’è verso, don Alteo non si lascia mai trovare.

Accade poi che me lo trovi improvvisamente vicino, alle spalle, come apparso dal nulla. E’ sempre la sua voce a farmi trasalire. Calda, forte, sicura, a dispetto del suo aspetto alto e allampanato, gracile, come quello di un soldato reduce da mille battaglie.

“Dottò, voi state un’altra volta qua. Ma sempre con questa macchina fotografica in mano ?”

“Don Alte’, voi prima o poi mi farete venire un colpo. Ma come dico io, quando vi cerco non ci siete mai, poi improvvisamente mi apparite alle spalle e mi fate prendere uno spavento.”

“Ma io sto sempre qua lo sapete, faccio parte della città. E che state fotografando in mezzo a tutta questa gente stasera ?”

Una calda serate d’inizio estate. Proprio di fronte l’ingresso di palazzo San Giacomo, nella piazza appena ristrutturata con la splendida fontana del Nettuno che guarda altero verso la stazione marittima, stanno proiettando un film. Una cosa come si faceva una volta nelle località di villeggiatura, un cinema all’aperto, molta gente è seduta nella platea allestita con poltroncine di plastica, in molti gironzolano per la piazza, un occhio al gelato, l’altro al film. Chiacchiere in libertà scambiate tra amici o con conoscenze occasionali. Sembra di stare nell’agorà nell’antica Neapolis.

Caffè. Un gruppetto di turisti inglesi chiedono indicazioni per andare a prendere un caffè al Gambrinus. Non credo alle mie orecchie, ci pensa don Alteo a metterli sulla via giusta, con un inglese che mi sembra degno di palazzo Buckingham. Abbozzo un sorriso e saluto anche io i turisti che si allontanano verso il San Carlo, non voglio fare la parte di quello sorpreso dal sentire una persona anziana parlare perfettamente in inglese.

“E niente, sono venuto anche io a vedere sto film che quando è uscito nelle sale me lo sono perso. L’argomento è interessante, lo Stato che tratta con la mafia. Ho sentito anche che dopo ci sarà una presentazione con l’autrice del film. Sono venuto anche a vedere se riuscivo a fare qualche bello scatto della piazza by night.”

Dopo l’incontro con i turisti inglesi l’idioma anglosassone è sdoganato.

“Bravo, avete fatto bene. L’ho già visto in streaming, sapete, alla mia età, certe cose devo farle con calma, a casa mia e con tutte le comodità. Bello, interessante, un po’ troppo naif forse, ma comunque un bel film. Vi dico la verità, lei mi piace molto di più come autrice che come attrice. Quando recita sembra sempre che gli manca qualche cosa.”

“Si, sono d’accordo.” Oramai don Alteo lo conosco, capisco che ha voglia di conversare e non mi faccio pregare. “Anche a me piace più come autrice, anche se devo riconoscere che quando faceva i programmi su Rai 3 mi divertiva molto.”

“Ma voi state parlando di molti anni fa, di una stagione felice di Rai 3, quando c’era un direttore illuminato, pace all’anima sua. Altri tempi, quando in tv si poteva fare satira politica. Adesso non si riesce a fare più politica, figuratevi la satira.”

“Avete proprio ragione. Pure il fratello mi piaceva assai, ora è un po’ che non lo si vede in giro. Perché dite che non si riesce a fare più politica ? A me sembra che qua si faccia anche troppa politica.”

Lo strale è lanciato, dal viso del mio interlocutore ho la certezza di aver forse esagerato. L’ho colto su un argomento che evidentemente gli sta’ a cuore e su cui probabilmente ha qualche cosa da dire. Abbassa il capo, prende fiato, cerca di mettersi comodo sulla panchina che lo ospita. Prende ancora fiato, con le spalle curve verso il basso ed i gomiti appoggiati sulle ginocchia, le mani strette l’una nell’altra, alza il capo, mi guarda, sorride.

“Dottò, ma voi dove vivete ?”

“Non sono dottore, ma io….”

“No, perché a volte io non capisco se non capite, ed allora siete stupido, o fate finta di non capire per amor di conversazione e, se è così, vi ringrazio. Ditemi la verità: è così ?”

“Ma veramente….”

“Noi la politica , in Italia, abbiamo smesso di farla parecchi anni fa. A Napoli probabilmente è finita quando ci hanno unito al resto dell’Italia. Per il resto è stata solo questione di trattative.

La prima trattativa l’ha fatta quella schifezza di Re che ci ritrovavamo con quella schifezza di uomo che era Mussolini. Poi venne la trattativa che quello si pensava di fare con il baffino tedesco e furono guai per tutti. Politica voi dite ? Ma quale politica ? La politica è il governo di un popolo, ed il governo di un popolo in un paese civile non può mai essere lontano dalla democrazia. E’ il popolo che deve regnare sovrano attraverso i suoi rappresentanti. Voi in Italia cosa vedete: politica democratica ?”

Non ci provo neanche a rispondere.

“No! Ed allora non si fa politica. Non mi piace la politica che fa il dittatore, non mi piace la politica fatta da chi è ricco e dunque possiede tutte le opportunità che gli vengono dal denaro, non mi piace la politica fatta dai pochi sui tanti. Come si dice adesso ? Come li chiamate a quelli che vogliono comandare in Europa ?”

Gli punto contro un indice come a sottolineare la facilità della risposta. “La troika ?”

“Ecco, come dite voi. Ma vi sembra politica quella ? Per me la politica o è democratica o non è politica. E’ dittatura, malgoverno, prepotenza. In Italia non solo non si è fatta mai politica, non si è mai coltivato l’albero della democrazia. Trattative, ecco cosa siamo buoni a fare in Italia. Trattative.

Forse in una sola occasione siamo stati capaci di fare politica in Italia, quella con la P maiuscola, quando è stata scritta la Costituzione. Che grande opera. Che monumento alla democrazia. E per forza che oggi tutti la vogliono demolire, sti quattro fetienti.”

“E che c’entrano le trattative ?”

“E si che c’entrano le trattative, quando non hai la capacità di fare politica democratica non ti resta che trattare. Dopo la guerra alcuni hanno trattato con gli americani ed altri, per non essere da meno, si misero a trattare con i russi. Abbiamo trattato sullo sviluppo industriale di questo paese, sul suo sviluppo energetico. Abbiamo trattato con i terroristi, con le mafie, e siamo pure riusciti a trattare con i delinquenti comuni. Devo continuare ? Ma quale paese civile, in Europa, è stato teatro, per lunghe stagioni, di stragi. E secondo voi cosa c’era dietro ogni strage, dietro ogni bomba ? Un invito a trattare ?”

“Si, va beh” cerco di interrompere la valanga. Questa volta mi sembra che il buon barbiere stia sparando un po’ nel mucchio a casaccio. “Ma che volevano trattare ?”

“Ma come che volevano trattare ? La democrazia.”

“La democrazia ?”

“Ma voi siete napoletano ? Si ? Ed allora che domande mi fate. Mi volete prendere in giro ?

Il popolo napoletano è stato tra i primi a capire certe cose, sempre conquistati, sempre invasi, sempre governati dallo straniero. Pure quando siamo diventati italiani siamo finiti sotto lo straniero. Ma siamo rimasti sempre un popolo democratico, la nostra umanità, il senso di solidarietà e condivisione che tutto il mondo ci riconosce cosa altro è se non senso della democrazia, il popolo che si governa mentre altri, nelle stanze del potere, fanno i loro affari.”

In piazza la proiezione è terminata e si comincia il cineforum. Sul palchetto prontamente allestito sotto le stelle prendono posto il sindaco della città, l’autrice del film, il noto scrittore locale e l’ancor più noto giornalista di fama. Sul grande schermo, in video collegamento, il fratello di un giudice rimasto vittima di una strage di mafia.

“Don Alteo, siate paziente stasera. Faccio fatica a seguirvi. Che state dicendo ? Mò che centrano i napoletani ?”

“Avete ragione. Sapete, qualche volta neanche io mi seguo, ho visto così tanto in vita mia che a volte lascio prendere dall’impeto dei ricordi e spiegarsi diventa difficile.

Il fatto è che, da sempre, in questo paese il confronto democratico, il governo democratico, non è mai piaciuto a nessuno e sapete perché ? Perché la democrazia e precaria, temporanea, va curata giorno per giorno e l’italiano, la classe dirigente italiana, è da sempre alla ricerca di certezze, granitiche ed immobili.

Se io sono un politico democratico devo accettare il fatto che adesso ci sono e domani no. Questo accade perché è il popolo che decide ed io che lo rappresento, che mi sono democraticamente proposto e che sono stato democraticamente eletto, a lui devo tutto. Quindi rappresenterò la mia politica, la mia ideologia, la mia etica, la mia idea di bene comune e lo farò fino a quando avrò il consenso del popolo che potrà scegliere liberamente se votarmi o meno. E mentre farò la mia politica mi asterrò dal fare affari, di perseguire interessi personali che si possano incrociare con la mia attività di politico. Mi sottoporrò apertamente a qualsiasi controllo, mi confronterò lealmente con i miei oppositori e magari eviterò di cambiare idea ogni cinque minuti alla ricerca di facili compromessi o mode popolari.”

“E invece ?” domando io.

“E invece qui facciamo sempre tutto al contrario e poi ci meravigliamo pure se ci dicono che lo Stato tratta con la mafia. Ma perché tratta ? Perché evidentemente ha degli interessi in comune. Esempio: tu vuoi spacciare la droga ? Io ti faccio spacciare la droga però tu mi addomestichi il territorio con i tuoi metodi da delinquente, che io politico devo ufficialmente combattere, e mi garantisci il consenso in modo tale che io posso continuare a fare i miei affari. Morale della favola: poche persone con pochi scrupoli si arricchiscono ed il popolo soffre. Ma, secondo voi, mafie e criminalità organizzate veramente non si possono sconfiggere. Adesso quanti camorristi ci saranno a Napoli ? Cento ? Duecento ? Mille ? E tra poliziotti, magistrati, carabinieri e tutori dell’ordine vari quanti saranno in Italia ? Centomila ? Cinquecentomila ? E tu credi che, volendo, una squadra di undici giocatori non possa battere una squadretta che gioca con solo tre persone in campo ? Quando poi tutti sanno chi sono, dove stanno e cosa fanno ? Ma si, facciamo finta di niente e continuiamo ad indignarci quando poi vediamo che la camorra diventa uno sceneggiato televisivo, anzi, una sceneggiata.”

Provo ad inserirmi nell’inarrestabile fiume in piena che è diventato, come al solito, il mio amico. “Però, ultimamente, qualcuno sta cercando di combattere questa cosa.”

“Giusto, avete ragione, infatti qualcuno sta reagendo. Ma non vedete stanno facendo di tutti per trasformare il governo del paese da orizzontale a verticale. Da quanto tempo non andate a votare per un vostro candidato ? Un governo democratico è orizzontale, fatto dalle persone per le persone. Questi, ma dai tempi dell’avvento del nanetto da Arcore, stanno cercando di convincerci che per risolvere i problemi di questo paese ci vuole un governo verticale, il super-manager, il super-tecnico, il super-commissario. Ma quando mai, ma che sciocchezza e mai questa. Per risolvere i problemi ci vuole partecipazione, confronto democratico, onestà intellettuale e soprattutto non bisogna essere corrotti e asserviti ad altri sistemi. Ma secondo voi il fatto di Bagnoli lo devono decidere i napoletani o qualche ispettore calato dall’alto ?”

“Quali altri sistemi ?”

“Mafie, criminalità organizzate di varia natura, e sistemi di potere economico. La questione è sempre la stessa: la democrazia rappresenta gli interessi di tutti, un sistema gli interessi di pochi. Volete un altro esempio ? L’euro è un sistema che non ha in se alcuna democrazia ? Devo continuare ?”

“No, per amordiddio, fermatevi.” Stasera il mio amico ne ha per tutti.

“Qua la sapete quale è la situazione ? Come al solito ci hanno raccontato un sacco di bugie, per tenerci al buio della caverna ci hanno raccontato che fuori ci sono i mostri. Così noi stiamo al buio e, la fuori, in pochi si godono la festa. Sentitemi a me, qua non ci sta’ nessuna crisi, la verità è che bisognerebbe combattere come si deve i delinquenti organizzati, i corrotti di ogni genere e fare, a questo paese, una bella iniezione di democrazia orizzontale. Ah se solo tutti riuscissero a vedere Napoli come è adesso.”

Il cinema all’aperto è finito, il cineforum anche, la piazza comincia a smobilitare. In tanti vanno verso piazza del Plebiscito continuando a parlare di Stato di mafia e trattative. C’è una bell’odore di educazione civica nell’aria e sento che don Santalteo Carro, barbiere di lungo corso, melomane appassionato, grande conoscitore e narratore delle cose della città di Napoli e mio personale, quanto misterioso amico, sta per intavolare un nuovo argomento.

“Perché ? Com’è Napoli adesso ? Che c’è da vedere ?”

“Dottò io non ho capito se stasera mi volete prendere in giro o veramente fate ? Ma non è che a forza di fotografare avete perso la capacità di osservare e di ragionare ?”

Gli regalo un sorriso che vuole dire tutto il mio piacere dello stare ad ascoltare i suoi racconti.

“Ma io una città così aperta e viva non me la ricordavo da anni. Democratica, partecipata….”

Un folto stormo di gabbiani si alza in volo dal tetto di palazzo San Giacomo. Alzo la testa attirato dal rumore e resto incantato dalla strana figura a forma di cuore, un grande cuore bianco, che descrivono con il loro volo. Resto con il naso all’insù per qualche secondo, la voce del narratore si confonde con il battito delle ali ed i rumori della piazza. Da lontano un amico mi vede e prende a chiamarmi.

E’ un attimo e don Alteo è sparito. Come al solito. Si vede che per oggi era abbastanza.

“Che stai facendo qui tutto solo ?” mi domanda l’amico che mi ha raggiunto.

“Ma niente, c’era un amico che mi stava raccontando una cosa di Napoli.”

“Chi ? Ma se è mezz’ora che ti guardo e non ho visto nessuno.”

“Don Alteo il barbiere… va beh, non importa. Andiamo a prenderci la funicolare e torniamo a casa.”

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