Mai con De Luca

Questa cosa di tutti con De Luca non mi piace per  niente e faccio assai fatica a darmi una spiegazione plausibile. Le regionali campane si avvicinano ed il mondo politico campano mi appare privo di idee. In giro si dice che De Luca ha già la vittoria in tasca per la fama di uomo forte che si è costruito durante i giorni più neri della pandemia. Non mi inquieta il centro destra che manda in campo la vittima predestinata Caldoro e non mi meraviglio dei cinque stelle che schierano la Ciarambino perché evidentemente la loro partita non se la stanno giocando in Campania. Anche quelli di Potere al Popolo che scendono in campo con un tal Giuliano Granato, sempre fieri del loro splendido ed inutile isolamento da duri e puri, non mi sollecitano emozioni. Al contrario, mi preoccupa assai la corte di insospettabili che, sempre più folta, si sta raccogliendo attorno al presunto uomo della provvidenza. Il meccanismo delle liste di appoggio, delle liste di civetta, è sempre esistito. Accordi, alleanze, intrecci di varia natura, è sempre stata l’unione a fare la forza. Anche Del Luca si sta muovendo in questa direzione ma quello che mi meraviglia è leggere i nomi che stanno animando le liste di supporto al governatore uscente. Se continua così, alle regionali annullerò la mia scheda, ci scriverò a caratteri cubitali un bel “viva Napoli” o qualche cosa del genere e me ne tornerò a casa. Non mi piacciono quelli che plaudono all’uomo forte. L’uomo forte

Caro professò

Caro professò, che brutta cosa che vi hanno fatto. E’ poco più di un anno che siete volato in cielo, c’ero a Santa Chiara con tanti altri napoletani a darvi l’ultimo saluto, ed oggi sono venuto a cercarvi. Avevo sentito di questo murales che qualcuno vi ha dedicato in un vicolo dei quartieri spagnoli, vicino alla centralissima via Toledo e sono venuto a cercarvi. Così, per ritrovarci ancora una volta. Ci sono rimasto assai male. Per come la vedo io, non centra nulla ne con voi ne con quello che ci avete lasciato. Credo che non sia neanche un vero murales, quattro pannelli  azzeccati in faccia ad un muro che riproducono una vostra fotografia abbastanza nota con una delle vostre frasi più famose, quella su Napoli ultima speranza dell’umanità, riportata anche male, e vicino una specie di installazione che rappresenta quattro scugnizzi nell’atto di recuperare con una scopa un Super Santos perso in cima ad una edicola votiva. Non so chi sia l’autore e, francamente, non voglio neanche saperlo.  Professò, meritavate decisamente di più e di meglio. Se murales doveva essere non vedo perché copiare una delle vostre foto più note. Tempo fa qualcuno pensò di produrre delle bustine di zucchero con le immagino di personaggi  che in qualche modo avevano dato lustro a Napoli. Una roba banale assai, Troisi, Pino Daniele, l’immancabile D10s e voi.  La stessa foto copiata e messa in faccia al muro vista oggi. L’artista si poteva sforzare un po’ di più, dare una sua interpretazione.

Fotografando un virus

Questa fotografia voglio scattarla perché certi ricordi meritano di essere conservati. Non posso uscire di casa, non posso vedere le persone che mi sono care, le macchine fotografiche e le telecamere sono chiuse nelle loro scatole ed anche il drone ha le ali ripiegate. Dunque non resta che affidare alle parole le immagini di questi giorni, perché credo che non sta andando tutto bene, nonostante tutti i buoni auspici che ci circondano, non sta andando per niente bene. Doveva essere una di quelle storie che vivono solo nelle immagini del telegiornale, una storia lontana, invece ci è arrivata in casa e ci ha stravolto la vita tracciando la linea del prima e del dopo la pandemia. Moltissima gente non c’è più, non ce l’ha fatta, risucchiata via come in tempo di guerra. Deportata improvvisamente da soldati in tuta bianca e poi passata per il camino (cit.). Doveva andare tutto bene, pensavamo di cavarcela con poco, ma non è andata così. E’ una guerra ancora non vinta e piena di battaglie perse. La prima battaglia persa è stata quella dell’informazione ma questo lo si poteva immaginare fin dal principio. Bisognava immaginarlo e si poteva fare di meglio. Lascio perdere il fantasmagorico mondo dei social che da tempo ha smesso di attirare la mia attenzione, trattasi di pubblicità e scemate di varia natura, l’informazione, quella seria, è stata quasi tutta patetica. Poco ho sentito del perché ci siamo ridotti chiusi in casa da settimane, tantissimo ho sentito sul virus, tutto molto scomposto,