Ritorno a casa [55 se]

Questo progetto dedicato a Giancarlo Siani mi stà prendendo molto anche se ancora non so bene dove voglio andare a parare. Oggi, ad ogni modo, mi sono somministrato una bella dose di emozioni a schema libero. Sono tornato per qualche ora a casa dei miei, la casa di piazza dell’Immacolata, quella vicino a casa Siani, la piazza dove, a volte, vedevo parcheggiata le Mehari, quella vicino alle rampe intitolate a Giancarlo. Qualche ora per lo sviluppo ed il montaggio delle foto e poi sono rimasto a grardarle per un po’. Ora in piazza ci sono le campane della differenziata, i giardini pubblici al posto del parcheggio, i palazzi del circondario sono tutti cablati con la fibra ottica. Il vecchio Bar Gino non c’è più, al suo posto un altro bar dove, pensate, non si giocano le schedine del totocalcio ma tutta una serie di altri giochini di piccolo azzardo. Vi confesso che tutto questo mi fa una certa impressione, forse perchè in quella piazza ci sono cresciuto. Vorrei potermi girare e chiedergli “Giancà, come la pensi ?”. L’immagine di via Suarez con sulla sinistra le rampe e sullo sfondo piazza Leonardo mi emoziona ancora di più. Napoli in questi anni è cambiata tantissimo come, del resto, è cambiata la nazione. Con Giancarlo sarebbe stata una città un po’ più bella. Ne sono sicuro. Ora resta solo da decidere la prossima tappa del viaggio.  

55 se

Se fosse ancora vivo, se la sua vita non fosse stata spezzata, avrebbe 55 anni. Giancarlo Siani non l’ho mai conosciuto anche se eravamo vicini di casa. Tra la fine dei ’70 ed i primi anni degli ’80 abitavo a Napoli in piazza dell’Immacolata, quartiere Arenella. La piazza era un parcheggio a cielo aperto e tra una partita di pallone e quattro chiacchiere tra amici era facile vedere la curiosa automobilina verde di Giancarlo.  Quando fu assassinato nel 1985 avevo 21 anni, tutti notammo da quel giorno la scomparsa della Mehari. Non so moltissimo di lui, ho letto un po’ di cose in giro, come tanti ho visto Fortàpasc, ma nei miei ricordi Giancarlo c’è sempre stato, magari anche solo come vicino di casa. Giancarlo e la sua automobilina verde. Quello che ha fatto e scritto Giancarlo Siani è noto, quel che mi chiedo sempre quando una giovane vita viene spezzata è cosa avrebbe potuto fare se la pistola si fosse inceppata, se la pallottola avesse deviato la sua traiettoria di solo pochi millimetri, se fosse ancora tra noi. Se così fosse, oggi avrebbe più o meno 55 anni. Giusto per andare a memoria si è perso l’inchiesta mani pulite, l’epopea bassoliniana, tutto il berlusconismo, la caduta del muro di Berlino, i telefoni cellulari, il world wide web, i social network, l’attentato alle torri gemelle, Bush padre e Bush figlio, il presidente Clinton, Obama, la fine del pontificato di Giovanni Paolo II, l’intermezzo di Benedetto XVI ed il nuovo corso di

Pensiero fotografico.

Non credo di avere le competenze necessarie per scrivere di tecniche fotografiche ma vorrei riuscire a condividere con voi la differenza che, a mio parere, c’è tra la fotografia che chiunque può praticare e la fotografia praticata con la perizia del fotografo. La questione non è banale anche perché propone risposte a due domande sulle quali si regge il business dei fotografi: perché rivolgersi ad un fotografo professionista e quanto devo pagarlo ? Il salto dalla fotografia analogica alla fotografia digitale è stato importante quanto il passaggio dalla telefonia fissa a quella mobile o quanto il sorpasso dei tablet sui computer. Ha preso un media che aveva in se delle implicazioni tecniche e lo ha reso semplice mettendolo a disposizione di tutti. Di più, nel tempo la forma stessa della macchina fotografica è cambiata andandosi a fondere con quella dei telefonini prima e degli smatphone e tablet poi. Durante le ultime vacanze che ho trascorso in Calabria, in spiaggia, dove una volta si vedevano macchine fotografiche e telecamere ho visto smatphone e tablet (quelli che girano i video estivi con l’iPad mi fanno impazzire n.d.r.). I vicini di ombrellone, guardandomi cambiare un obiettivo, mi chiedevano incuriositi “ma voi lo fate per mestiere ? ”, la mia risposta “no, semplice appassionato”. Ricordo che, una volta, per quanto potesse essere facile scattare una foto, almeno bisognava impostare un selettore sull’icona del sole, delle nuvole o dell’omino o, al limite, padroneggiare la regola del 16.