55 se

Se fosse ancora vivo, se la sua vita non fosse stata spezzata, avrebbe 55 anni. Giancarlo Siani non l’ho mai conosciuto anche se eravamo vicini di casa. Tra la fine dei ’70 ed i primi anni degli ’80 abitavo a Napoli in piazza dell’Immacolata, quartiere Arenella. La piazza era un parcheggio a cielo aperto e tra una partita di pallone e quattro chiacchiere tra amici era facile vedere la curiosa automobilina verde di Giancarlo.  Quando fu assassinato nel 1985 avevo 21 anni, tutti notammo da quel giorno la scomparsa della Mehari. Non so moltissimo di lui, ho letto un po’ di cose in giro, come tanti ho visto Fortàpasc, ma nei miei ricordi Giancarlo c’è sempre stato, magari anche solo come vicino di casa. Giancarlo e la sua automobilina verde.

Quello che ha fatto e scritto Giancarlo Siani è noto, quel che mi chiedo sempre quando una giovane vita viene spezzata è cosa avrebbe potuto fare se la pistola si fosse inceppata, se la pallottola avesse deviato la sua traiettoria di solo pochi millimetri, se fosse ancora tra noi. Se così fosse, oggi avrebbe più o meno 55 anni. Giusto per andare a memoria si è perso l’inchiesta mani pulite, l’epopea bassoliniana, tutto il berlusconismo, la caduta del muro di Berlino, i telefoni cellulari, il world wide web, i social network, l’attentato alle torri gemelle, Bush padre e Bush figlio, il presidente Clinton, Obama, la fine del pontificato di Giovanni Paolo II, l’intermezzo di Benedetto XVI ed il nuovo corso di Francesco. Ho sicuramente dimenticato molti altri avvenimenti storici ma non importa.

Di sicuro non sono in grado di fare alcuna considerazione su cosa avrebbe potuto dire e fare Giancarlo se non fosse venuto a mancare così presto. Di lui ci resta la traccia profonda del suo lavoro giornalistico, delle sue azioni, del suo coraggio, del suo esempio.

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Oggi ho voluto fare un giochino con l’immaginazione e con la mia macchina fotografica, un giochino dedicato alla memoria di Giancarlo Sian ed alla mia città. Ho preso, virtualmente s’intende, la sua Mehari è l’ho portata fuori dalle mura del Pan. Nei mesi scorsi quella macchinetta verde ha girato fisicamente per le strade di Napoli per testimoniare e far conoscere il valore dell’impegno civile di Giancarlo. Oggi l’ho presa in prestito per incominciare un giro nella memoria degli ultimi trenta anni della mia città. Siamo partiti dal PAN, poi come prima tappa siamo andati a vedere piazza del Plebiscito. Nessuna parola, nessun commento, solo il suo sguardo riflesso nello specchietto retrovisore. Oggi è iniziato in altro viaggio, questa volta senza limiti di tempo e spazio.

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Altre immagini mi verranno alla mente, proverò a guardarle come faceva Giancarlo, cercando di cogliere il senso di quel che ci ha lasciato, cercando di guardarle insieme a lui dall’interno della sua Mehari.

L’idea del titolo 55SE l’ho rubata ai Beatles ma questa è tutta un’altra storia.

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