Una città tutta da pedalare

IMG_0324-2Una bicicletta tra le mie cose, c’è sempre stata. Ho iniziato da una piccola con le rotelline che avevo da bambino, poi c’è stata la Graziella Carnielli bianca dell’adolescenza, una serie di mountain bike hanno occupato la mia età adulta ed, in ultimo, una bellissima pieghevole Tern acquistata nella ricerca di un mezzo di trasporto, alternativo all’automobile, con cui vivere le mie giornate in città.

Anche Napoli, tra le mie cose, c’è sempre stata. Salvo sette, forse otto anni della mia prima età adulta che ho trascorso tra Milano e Roma, ho sempre vissuto a Napoli. Zona collinare, dove e facile scendere fino al mare un po’meno risalire fino a casa. Fortuna è che la città obliqua è ben dotata di impianti di risalita, ma procediamo con ordine.

Parlare di mobilità alternativa all’automobile e sostenibile in una delle tre grandi città d’Italia non è facile, per questo motivo ho sperimentato molto, preso appunti, osservato, atteso prima di iniziare a farmi un’idea tutta mia. Sono antropologicamente alternativo all’automobile, la considero un male necessario ma non mi piace, la soffro. Ne soffro le dimensioni, il rumore, la sporcizia che produce, i costi che genera. Soffro il traffico delle strade e delle tangenziali, soffro quella quotidiana battaglia che ogni giorno bisogna ingaggiare contro i vicini automobilisti che vivono l’amato mezzo di locomozione come un’estensione della propria potenza sessuale e pertanto ne fanno ampio prepotente sfoggio. Soffro nel trascorrere almeno un’ora al giorno in guisa di sardina in scatola.

Quando ero più giovane ed allenato di oggi amavo molto fare il gran tour della città in bicicletta. Iniziavo la domenica mattina di prima ora, salivo dal Vomero fin su alla zona ospedaliera è poi giù per i Colli Aminei fino al Real Bosco di Capodimonte, poi raggiungevo il centro storico e lo attraversavo tutto fino ad arrivare a piazza del Plebiscito. Proseguivo per Santa Lucia verso Mergellina e risalivo la collina di Posillipo per poi scendere per Coroglio verso Fuorigrotta e di lì risalivo verso casa. Un bel giro, ci impiegavo un sacco di tempo, spesso mi fermavo a riposare ma mi dava grande soddisfazione. Facevo attività fisica, godevo delle bellezze della mia città, percorrevo il suo bellissimo lungomare che era bello anche se infestato dal traffico veicolare.

Il tentativo che ho fatto in queste ultime settimane è stato cercare di comprendere se, in una città come Napoli, sia possibile lasciare l’auto in garage e svolgere tutte le normali attività quotidiane avvalendosi di un mezzo ecologico e relativamente poco costoso come la bicicletta. Tre sono gli obiettivi che mi sono sostanzialmente posto: comprendere le caratteristiche della viabilità cittadina osservandola dal sellino di una bicicletta, capire quale sia il mezzo più adatto per svolgere le comuni routine quotidiane, individuare le giuste prassi.

Statisticamente parlando credo di poter rappresentare, almeno in parte, il napoletano medio. Tutti i giorni vado al lavoro attraversando buona parte della città, cerco di camminare il più possibile a piedi, sono un utente medio dei mezzi pubblici, in particolare prediligo metropolitane, funicolari e tram, svolgo tutte quelle attività quotidiane o settimanali che spesso richiedono l’ausilio di un mezzo di trasporto.

Il fondo stradale napoletano è di tre tipi, il liscio asfalto, la tradizionale pavimentazione formata da cubetti di porfido che occupa praticamente tutta la parte bassa della città ed il centro storico ed il basolato, quello formato da grandi lastre di pietra. Negli ultimi anni, Napoli, si è dotata di una bellissima pista ciclabile che la attraversa da Fuorigrotta fino a via Marina e che offre una veloce arteria di scorrimento per le due ruote. Una realtà, in verità, non ancora consolidata, considerato che, per una serie di motivi, è ancora oggetto di lavori di aggiornamento ma, sostanzialmente, c’è ed è fruibile.

Niente polemiche inutili. Lo stato delle strade napoletane, che se ne voglia dire, è abbastanza buono. Si va dalle tante strade appena rifatte a quelle un po’ più accidentate e bisognose di manutenzione a quelle particolarmente impervie. Il pericolo di incappare in un fosso traditore esiste ma è quello tipico di tutte le grandi città che ogni giorno devono assorbire volumi di traffico veicolare enormi. Personalmente preferisco percorrere le strade asfaltate come il corso Umberto, trovo tollerabili i cubetti del centro storico, evito, quando possibile, il pavè più grande, tipo quello che si trova in zona via Foria e piazza Carlo III. Alla fine è tutta questione di esperienza, con la pratica troverete sicuramente il vostro percorso migliore per muovervi attraverso la vostra giornata.

DSCN1339Il ciclista napoletano è assistito nel suo girovagare da una rete di trasporto pubblico amico delle biciclette: tre funicolari più una, la metropolitana collinare, la vecchia metropolitana delle F.F.S.S., i tram della zona est. Gli autobus li trovo scomodi, poco adatti al trasporto delle biciclette e non li ho mai usati. Per imbarcare i cicli in carrozza non occorre pagare un biglietto supplementare e questa è cosa buona e giusta. Notizia dell’ultima ora: il Comune sta attrezzando dei parcheggi di interscambio dove poter lasciare gli amati destrieri a costi contenutissimi. Come potete intuire dalla mia breve disamina i presupposti per lasciare l’auto a casa ci sono tutti, basta attrezzarsi alla bisogna.

Apro e chiudo una parentesi, grazie all’impegno del Comune di Napoli con Anm presto avremo di nuovo un servizio di bike sharing. Probabilmente negli ultimi mesi avete visto le biciclette blu con i cestelli ed i loro parcheggi automatici sparsi per la città e magari le avete anche provate. Se non avete una bicicletta o se avete esigenze solo occasionalmente compatibili con le due ruote, scaricatevi l’app e presto avrete la vostra occasione di muovervi in città senza inquinare l’aria e tonificando i vostri rispettabili glutei.

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Brompton

L’altra domanda è: quale bicicletta uso ? Risposta semplice, quella che preferite in accordo con le vostre esigenze pratiche ed alla vostra preparazione atletica. Dunque, a mio parere, la miglior bicicletta per Napoli è la mountain bike, con ruote sufficientemente larghe e scolpite, magari ammortizzata. Un cambio ricco di rapporti vi sarà utile. Il limite delle biciclette grandi è che, a volte, è difficile caricarle in metro o funicolare, peggio ancora sull’autobus. Se muoversi alternando pedalate e mezzi pubblici è un’esigenza irrinunciabile vi consiglio di orientarvi su un modello pieghevole. Ancora opinione personale: lasciate perdere le bellissime inglesi Brompton, le ruote da 16″ sono troppo piccole. Per farne un uso intenso orientatevi verso un modello con la ruota almeno da 20″, Dahon, Tern (la mia preferita n.d.r.) o simili. Ne esistono di varie fogge e misure e sicuramente troverete quella che fa per voi che con due click diventano sufficientemente compatte per essere caricate in auto, in treno senza pagare il supplemento, in funicolare o in qualsiasi altro mezzo di trasporto pubblico. Attenzione ai meccanismi che regolano le giunture, devono essere di ottima fattura.

Tern Link D8
Tern Link D8

Certo, per strada vi guarderanno strano ma le folding bike, che si stanno diffondendo molto, sono a mio parere, il mezzo migliore di vivere Napoli in bicicletta sfruttando anche i mezzi pubblici.

Una bicicletta a pedalata assistita può essere il giusto compromesso tra l’esigenza di muoversi in città con una certa velocità ed efficienza e la necessità di dover, per esempio, andare al lavoro vestiti in modo più o meno formale, dover percorrere pezzi di strada particolarmente impegnativi, non aver (ancora) le capacità fisiche per potersi sottoporre tutti giorni alla prestazione del ciclista urbano. Una raccomandazione su tutte, se non siete abituati all’esercizio fisico costante, prima di salire in sella, consultate il vostro medico per i consigli del caso.

Dopo i primi esperimenti di mobilità interzonale con una Tern Link D8 sono passato anche io ad una bicicletta pieghevole a pedalata assistita. Ne ho viste e provate molte, dalle anonime cinesi alle costosissime Riese e Muller passando per le Fat Bike. Budget medio basso, spendere bene i miei soldi con un prodotto di buona qualità e dal prezzo ragionevole è stato un imperativo categorico. Dopo aver girovagato per negozi e nella grande rete sono approdato ai Colli Aminei dai ragazzi di SmartGo.

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SmartGo con Alessandro e Francesco

Alessandro e Francesco sono due ragazzi gentili e preparati che importano in Italia le spagnole Legend. Ho scelto il modello pieghevole Monza.
Ruote da 20” e motore da 250W brushless, batteria da 10,4 Ah con celle Panasonic integrata nel telaio ed estraibile, dotata anche di pratica porta USB da usare per caricare il cellulare o alimentare un gps. Cinque livelli di assistenza, cambio Shimano a sette rapporti, telaio in alluminio con sistema di apertura e chiusura semplice ed efficiente. Faro anteriore alimentato dalla batteria, il posteriore da due pile stilo. Freni V-Brake Promax.

Ne ho fatto da subito un uso intenso e quotidiano con grande soddisfazione. Qualche piccolo problema iniziale con la batteria, prontamente risolto da Alessandro che è stato disponibile fino al punto di raggiungermi mentre ero in strada per darmi assistenza. Lo confesso, come cliente sono puntiglioso e rompiscatole assai ed ho apprezzato molto certe attenzioni, dal dettagliato giro di prova durante il quale ho avuto modo di provare un paio di modelli, alla puntualità nella consegna della bicicletta scelta, all’assistenza post-vendita.

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Legend mod. Monza

Ogni giorno faccio circa 30 km, un terzo di questi lungo una severa salita che dal livello del mare mi porta alla zona collinare. Ho sperimentato vari percorsi sfogliando la città come un libro e la bicicletta è stata sempre all’altezza della situazione. Ho anche provato a caricarla in tram, metro e funicolare. Il peso non è eccessivo e la pratica maniglia che si trova al centro del telaio permette di muoversi con agilità. Spesso non è stato neanche necessario piegarla, 170 cm. di lunghezza con ruote non particolarmente grandi si gestiscono facilmente anche in una funicolare affollata. E’ sufficiente ripiegare i pedali. Pratica nel traffico, veloce fino a 30 km./h sull’asfalto del Corso Umberto, agile nei vicoli del centro storico anche quando sono affollati da orde di turisti affamati di pizza e napoletanità. Per avere un pizzico di comodità in più si può aggiungere un ammortizzatore al tubo del sellino. Interessante anche il modello Etna, mountain bike pieghevole con ruote da 27,5”, doppio ammortizzatore e uguale motorizzazione. Un pochino più costosa della Monza, la Etna mi ha tentato ma, alla fine, ho preferito una folding bike integrale. Con la ruota da 27,5” il concetto di “pieghevole” diventa un po’ sfumato.

Altra domanda: perché farlo ? Perché lasciare l’auto a casa in favore della bicicletta ? La risposta è  ragionevolmente multipla, vi dico la mia. Non mi piace stare in auto, l’ho già detto, e quindi se c’è una bella giornata di sole preferisco vivere all’aria aperta, magari evitando le strade trafficate, percorrendo i decumani, le strade del centro storico in mezzo alla gente, il lungomare, magari fermandomi a prendere un caffè a borgo marinari. Noi napoletani abbiamo ancora un’altra motivazione, abitiamo in una città bellissima, ricca di storia e cultura ed in bicicletta la si vive e si apprezza molto di più di quanto si possa fare dall’ auto. Credetemi, dal sellino della bici la città intorno a voi sfoglia come un bellissimo libro, si vedono cose inaspettate e si vive la giornata in maniera rilassata e non trascuriamo che il movimento fisico vi farà sicuramente del bene, altro che palestra. Se proprio devo trovare una controindicazione a questo tipo di mobilità devo rilevare che il traffico veicolare in una grande città ha poco rispetto dei ciclisti, è aggressivo e può far male. L’attenzione del ciclista urbano deve sempre essere altissima.

Un’ultima raccomandazione: il casco non è obbligatorio ma decisamente raccomandabile. Soprattutto per i ciclisti più giovani.

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