Mai con De Luca

Questa cosa di tutti con De Luca non mi piace per  niente e faccio assai fatica a darmi una spiegazione plausibile. Le regionali campane si avvicinano ed il mondo politico campano mi appare privo di idee. In giro si dice che De Luca ha già la vittoria in tasca per la fama di uomo forte che si è costruito durante i giorni più neri della pandemia. Non mi inquieta il centro destra che manda in campo la vittima predestinata Caldoro e non mi meraviglio dei cinque stelle che schierano la Ciarambino perché evidentemente la loro partita non se la stanno giocando in Campania. Anche quelli di Potere al Popolo che scendono in campo con un tal Giuliano Granato, sempre fieri del loro splendido ed inutile isolamento da duri e puri, non mi sollecitano emozioni. Al contrario, mi preoccupa assai la corte di insospettabili che, sempre più folta, si sta raccogliendo attorno al presunto uomo della provvidenza. Il meccanismo delle liste di appoggio, delle liste di civetta, è sempre esistito. Accordi, alleanze, intrecci di varia natura, è sempre stata l’unione a fare la forza. Anche Del Luca si sta muovendo in questa direzione ma quello che mi meraviglia è leggere i nomi che stanno animando le liste di supporto al governatore uscente. Se continua così, alle regionali annullerò la mia scheda, ci scriverò a caratteri cubitali un bel “viva Napoli” o qualche cosa del genere e me ne tornerò a casa. Non mi piacciono quelli che plaudono all’uomo forte. L’uomo forte

Fotografando un virus

Questa fotografia voglio scattarla perché certi ricordi meritano di essere conservati. Non posso uscire di casa, non posso vedere le persone che mi sono care, le macchine fotografiche e le telecamere sono chiuse nelle loro scatole ed anche il drone ha le ali ripiegate. Dunque non resta che affidare alle parole le immagini di questi giorni, perché credo che non sta andando tutto bene, nonostante tutti i buoni auspici che ci circondano, non sta andando per niente bene. Doveva essere una di quelle storie che vivono solo nelle immagini del telegiornale, una storia lontana, invece ci è arrivata in casa e ci ha stravolto la vita tracciando la linea del prima e del dopo la pandemia. Moltissima gente non c’è più, non ce l’ha fatta, risucchiata via come in tempo di guerra. Deportata improvvisamente da soldati in tuta bianca e poi passata per il camino (cit.). Doveva andare tutto bene, pensavamo di cavarcela con poco, ma non è andata così. E’ una guerra ancora non vinta e piena di battaglie perse. La prima battaglia persa è stata quella dell’informazione ma questo lo si poteva immaginare fin dal principio. Bisognava immaginarlo e si poteva fare di meglio. Lascio perdere il fantasmagorico mondo dei social che da tempo ha smesso di attirare la mia attenzione, trattasi di pubblicità e scemate di varia natura, l’informazione, quella seria, è stata quasi tutta patetica. Poco ho sentito del perché ci siamo ridotti chiusi in casa da settimane, tantissimo ho sentito sul virus, tutto molto scomposto,

Chiuso a tempo indeterminato

A volte bisogna fermarsi, guardarsi attorno e riconsiderare la situazione. A volte si pensa a cose molto serie, altre volte son cose più leggere. Questa volta si tratta di roba social. Dieci anni fa ho aperto questo blog con l’intenzione di farne un posto dedicato alle mie passioni. All’epoca gestire un blog o una pagina web era una cosa abbastanza avventurosa, poche risorse in rete, i social ancora non esistevano (forse c’era MySpace che era una cosa molto orientata alla musica n.d.r.) e lo si faceva con un certo timore. Chi faceva il blogger quasi sempre era un appassionato di un qualche argomento che cercava di raccontare, con una certa serietà, cose interessanti. A me piaceva smanettare con i codici html, piaceva scrivere e raccontare cose, piaceva fare musica e scattare foto. Mi inventai la band di musicisti clandestini degli #49, scrivevo di cinema e altre cose del genere. Poi arrivò Facebook e pian piano tutto cambiò. I blog diventarono una roba antica e la possibilità di produrre contenuti per la rete fu alla portata di tutti. Ora sembra che anche la parabola di Facebook sia al tramonto, i ragazzi sono tutti su Instagram e simili, scrivere post è una roba vintage. Oggi chi vuole essere social deve apparire in video, i selfie non si usano più e i cellulari, da macchine fotografiche, si stano trasformando in telecamere. Il marketing è il punto della questione, si vende, si sponsorizza, si raccolgono e si vendono informazioni, si monitorizzano intenzioni di acquisto,